Ieri sera, a Palazzo Te a Mantova, è andata in scena la terza e ultima serata-evento di Tutti per uno, il grande appuntamento che vede protagonisti Il Volo e che sarà successivamente trasmesso su Canale 5.
Dopo aver raccontato le prime due serate, questa volta il punto di partenza è inevitabilmente diverso. Perché, arrivati alla terza sera, non si guarda più soltanto a quello che succede sul palco in quel preciso momento, ma anche al percorso che si è costruito nei tre appuntamenti.
Se nella seconda serata avevo avvertito maggiormente la mancanza di un collante nella parte legata alla conduzione e alla costruzione del format, questa volta la sensazione è stata diversa, tornando quindi ad allinearsi con la prima delle tre sere.
A guidare la serata è stato Gianluca, affiancato da Katia Follesa. Una coppia che ha trovato un equilibrio soprattutto attraverso il gioco comico costruito intorno al rapporto tra i due: Katia che, nel racconto dello spettacolo, sembrava continuamente provarci con Gianluca, mentre lui reagiva alle sue avances con quel tono leggermente spaesato che diventava parte integrante della gag.
La conduzione non ha cercato necessariamente di trasformare Gianluca in una copia di chi lo aveva preceduto nelle altre serate, ma gli ha costruito attorno un contesto nel quale poter essere se stesso e questo ha funzionato benissimo.
Guardando le tre serate nel loro insieme, il percorso acquista finalmente un senso più compiuto. Piero aveva avuto Amadeus, Ignazio Noemi e Gianluca Katia Follesa: tre affiancamenti diversi, tre dinamiche differenti, tre modi di accompagnare i componenti de Il Volo in un ruolo che non è quello abituale dell’interprete.
Questa volta, insomma, quel filo che nella seconda serata avevo percepito meno è tornato a essere visibile.
Come nelle due serate precedenti, però, il cuore rimane naturalmente la musica.
Ad aprire la serata è stato Luca Carboni, al quale è stato affidato l’opening dello spettacolo con 3 diversi brani cantati con ognuno di loro. Un ingresso che ha immediatamente dato un’impronta precisa alla serata, prima di lasciare spazio al susseguirsi degli altri ospiti.
Sul palco sono arrivati anche i Blue, Michele Bravi e Malika Ayane, contribuendo a quella contaminazione di generi e mondi musicali che è stata una delle caratteristiche più evidenti dell’intero progetto.
C’è un aspetto che mi è piaciuto particolarmente osservare in questa terza serata: la presenza di musicisti che non erano semplicemente lì come ospiti, ma che hanno avuto un ruolo concreto nell’accompagnare la musica.
Tra questi, Nello Salza alla tromba e Alessandro Quarta al violino, entrambi protagonisti accanto a Gianluca durante alcuni dei suoi assoli.
È un dettaglio che potrebbe sembrare secondario rispetto ai grandi nomi che salgono sul palco, ma che invece restituisce bene la natura dello spettacolo: Tutti per uno non è fatto soltanto di cantanti che si alternano, ma anche di musicisti e interpreti che contribuiscono a costruire il suono delle serate.
Il suono dell’intero spettacolo è curato al millimetro, questo è uno degli aspetti che dal vivo si percepiscono maggiormente: dietro il grande apparato dello show televisivo c’è comunque una macchina musicale complessa, fatta di voci, orchestra e singoli musicisti capaci di dare un’identità precisa alle esecuzioni.
Nel corso della serata c’è stato poi un momento che mi è sembrato interessante anche rispetto a quanto raccontato nelle recensioni precedenti.
Ignazio ha parlato del modo in cui i tre componenti de Il Volo dividono le canzoni, sottolineando quanto per loro sia naturale questo meccanismo.
È un passaggio che può sembrare quasi banale a chi li ascolta da anni, ma che in realtà racconta qualcosa del loro modo di lavorare insieme. Le parti vocali non sembrano essere assegnate secondo una logica rigida di “questo è il brano di Piero”, “questo è quello di Ignazio”, “questo è quello di Gianluca”: c’è piuttosto una distribuzione che nasce dalle caratteristiche delle loro voci e da ciò che, insieme, possono dare a una canzone.
Ed è forse anche questa complementarità a spiegare perché, nonostante le differenze molto marcate tra i tre, la loro identità collettiva rimanga così riconoscibile.
C’è poi un elemento al quale, personalmente, presto sempre molta attenzione quando assisto a uno spettacolo dal vivo: il pubblico.
Mi piace osservare come reagisce, quali momenti accoglie maggiormente, quanto partecipa e soprattutto se quello che succede sul palco riesce davvero a creare una risposta dall’altra parte.
Ieri sera la risposta è stata particolarmente forte.
Il pubblico di Palazzo Te ha accompagnato la serata con una partecipazione costante, dimostrando ancora una volta quanto il rapporto tra Il Volo e chi li segue non sia semplicemente quello tra artista e spettatore.
Ed è proprio questo rapporto che ha trovato la sua espressione più bella in uno dei momenti che ho percepito come più significativi dell’intera serata:
Prima di eseguire You’ll Never Walk Alone, Ignazio ha fatto un discorso che, per me, merita di essere isolato dal resto dello spettacolo.
Ha parlato del significato che può assumere la loro musica per chi decide di andare a un loro concerto, raccontando l’idea di una canzone, ma più in generale di una musica, capace di diventare una mano tesa per chi in quel momento si sente solo.
È un concetto particolarmente potente proprio perché sposta per qualche minuto l’attenzione dal cantante al motivo per cui una persona sceglie di essere lì.
Un concerto non è soltanto qualcuno che sale su un palco e qualcun altro che lo guarda. Può diventare un luogo nel quale sentirsi parte di qualcosa, nel quale condividere un’emozione con migliaia di persone e, anche solo per la durata di una canzone, non sentirsi soli.
L’esecuzione del brano diventa quasi una dichiarazione d’intenti nei confronti del pubblico: la musica può essere presenza, compagnia, una mano tesa.
E considerando proprio la risposta che il pubblico ha dato durante tutta la serata, quel messaggio sembrava avere dall’altra parte un interlocutore particolarmente ricettivo.
La terza serata è stata anche l’occasione per guardare già a quello che arriverà dopo Tutti per uno.
Durante lo spettacolo è stato infatti annunciato Our Christmas, il nuovo disco de Il Volo dedicato alle cover natalizie, in uscita il 6 novembre. Al disco seguirà poi un tour nei palasport nel mese di dicembre.


È un annuncio che chiude idealmente il cerchio di queste tre serate ma, allo stesso tempo, apre già un nuovo capitolo. Dopo tre concerti costruiti attorno alla contaminazione, agli ospiti e alla dimensione televisiva, il trio tornerà così a concentrarsi su un repertorio preciso, quello natalizio, portandolo poi nei palasport.
Questo alla fine è il senso più interessante di Tutti per uno: non essere soltanto tre serate isolate, ma un progetto che prova a raccontare Il Volo attraverso diverse dimensioni. La musica, naturalmente, ma anche la conduzione, il rapporto con gli ospiti, quello con il pubblico e la capacità di costruire attorno alle canzoni una narrazione.
Guardando tutte e tre le serate nel loro insieme, la terza mi è sembrata quella in cui questi elementi sono riusciti maggiormente a trovare un equilibrio.
E, a questo punto, il vero banco di prova sarà la televisione: capire come tre serate nate dal vivo, con pubblici, atmosfere e dinamiche differenti, verranno montate e trasformate in un unico racconto per Canale 5.
Perché è proprio lì che lo show dovrà trovare la sua forma definitiva.




