Dovevi portarci me tour, la recensione della prima data del tour di Aiello all’Hall di Padova

Dovevi portarci me tour, la recensione della prima data del tour di Aiello all’Hall di Padova

 un live viscerale tra passato, presente e nuove consapevolezze

Ci sono concerti in cui la musica si limita a riempire uno spazio e altri in cui riesce ad attraversarlo, mettendo in comunicazione chi è sul palco con chi si trova dall’altra parte. Ieri sera, all’Hall di Padova, in occasione della prima data del “Dovevi portarci me” Tour, Aiello ha dato vita a uno spettacolo che si potrebbe riassumere con una sola parola: viscerale.

Un piccolo club, un pubblico particolarmente partecipe e un’ora e mezza di musica, durante la quale il cantautore calabrese ha dimostrato quanto il rapporto con le proprie canzoni possa trasformarsi in qualcosa di profondamente condiviso.

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è la costruzione musicale dello spettacolo. La band, accompagnata da una varietà di strumenti, riesce ad amalgamarsi con grande naturalezza, dando corpo agli arrangiamenti senza mai appesantirli. A questo si aggiunge una componente visiva particolarmente curata: i visual alle spalle dell’artista e l’estetica complessiva del concerto contribuiscono a costruire un immaginario preciso, senza però sottrarre attenzione a quello che rimane il vero protagonista della serata, ovvero la musica.

Una scelta interessante è anche quella di avere sul palco una voce femminile, che permette ad Aiello di recuperare dal vivo alcune collaborazioni e duetti che altrimenti rischierebbero di essere sacrificati nel contesto live. È il caso dei brani in feat con Antonia, Leo Gassmann, e Levante, che restituiscono anche dal vivo la dimensione condivisa di brani nati dall’incontro tra voci diverse.

La scaletta, di circa trenta brani tra mash-up, reinterpretazioni e canzoni del proprio repertorio, è uno dei punti di forza dello spettacolo. Non manca neppure lo spazio per gli omaggi, con le incursioni nel repertorio di Pino Daniele e Ornella Vanoni, a dimostrazione di una sensibilità musicale che non si esaurisce nella propria produzione.

Quando un artista conosce un’esplosione di popolarità molto rapida, come è accaduto ad Aiello con Arsenico, è inevitabile che prima o poi ci si domandi quanto quel successo possa durare. È proprio in questi casi che diventa fondamentale la costruzione di un repertorio solido, capace di andare oltre il singolo brano che ha portato un nome all’attenzione del grande pubblico. E Aiello, da questo punto di vista, ha qualcosa da raccontare.

La scaletta riesce infatti ad accontentare pubblici differenti: chi lo ha scoperto più recentemente, chi lo segue dai primi passi e chi continua a riconoscersi soprattutto nelle canzoni meno conosciute, quelle che magari non hanno avuto la stessa esposizione mediatica ma che nel tempo hanno costruito un legame particolare con gli ascoltatori. Brani come Artisti del love e Facciamo mattina trovano così il proprio spazio accanto alle canzoni più note, restituendo una fotografia piuttosto completa del suo percorso.

Un altro elemento che ho apprezzato è la scelta di lasciare parlare soprattutto la musica. Il parlato è ridotto all’essenziale, ma proprio per questo riesce a trovare il momento e il peso giusti. Tra gli interventi più significativi c’è quello in cui Aiello riflette sul significato di tornare sul palco dopo essersi preso del tempo per sé, per fermarsi e accarezzare le proprie ferite.

È un passaggio che restituisce una dimensione più intima dell’artista e che permette di guardare al concerto non soltanto come a una successione di canzoni, ma anche come al risultato di un percorso personale. A volte prendersi una pausa significa proprio questo: ritrovare il modo di stare davanti agli altri senza perdere il contatto con sè stessi.

E se dovessi individuare un’immagine capace di raccontare la serata, tornerei proprio al pubblico. Unito, partecipe, quasi impossibile da separare da quello che accadeva sul palco. Non semplicemente persone che conoscono le parole delle canzoni, ma una comunità che sembra riconoscersi in quelle stesse parole. È qui che la definizione di concerto viscerale trova il suo significato più autentico.

Dopo circa un’ora e mezza, con la chiusura affidata a Ora, il brano che nel 2021, sul palco del Festival di Sanremo, aveva contribuito a consacrare Aiello presso il grande pubblico, il concerto sembra riavvolgere il filo del suo percorso per riconsegnarlo agli spettatori.

Una scelta che assume quasi il valore di un messaggio: molti erano lì da quel momento, altri lo accompagnavano già da prima, altri ancora sono arrivati successivamente. Ma, indipendentemente dal punto in cui è cominciata la storia, ciò che conta è continuare a ritrovarsi nella musica.

E forse è proprio questo il senso più bello di una prima data: non soltanto tornare a cantare davanti al proprio pubblico, ma ritrovare, insieme a lui, il filo di una storia che non ha intenzione di interrompersi.

Autore

  • Alice Fontana

    Alice Fontana è una giovane autrice e appassionata di cultura, televisione e musica. La scrittura è il canale attraverso il quale cerca di capire e raccontare il mondo.
    Il suo interesse spazia dall’arte in tutte le sue forme, al mondo dell’intrattenimento, fino alla musica.
    Su Mondotv24 racconta ciò che accade tra tv e musica, cercando nelle storie dello spettacolo anche uno spazio per riflettere sulla società e sulle persone.