Ieri sera, a Palazzo Te a Mantova, è andata in scena la seconda delle tre serate-evento di Tutti per uno, la serie di concerti che vede protagonisti Il Volo e che sarà successivamente trasmessa su Canale 5.
Per parlarne e raccontarla al meglio devo dividere quella che è la musica e quello che ruota attorno ad essa.
Questa divisione la devo fare per più motivi, perché per cercare di sviscerare lo spettacolo in ogni sua sfaccettatura è necessario soffermarsi tanto su ciò che accade sul palco dal punto di vista strettamente musicale, quanto su tutto ciò che contribuisce a costruire l’esperienza dello spettatore.
Da una parte, infatti, c’è la musica: gli arrangiamenti, l’orchestra, il coro, le voci di Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble, la scelta dei brani e il modo in cui vengono reinterpretati.
Sulla musica tornerò più avanti, c’è invece un altro aspetto che, nella seconda serata, mi è sembrato particolarmente evidente: è mancato un vero collante capace di tenere insieme le diverse anime dello spettacolo.
La serata è stata affidata alla conduzione di Noemi, alla quale è stato assegnato anche il compito di accompagnare Ignazio nel suo percorso verso la conduzione, così come Amadeus aveva fatto nella prima serata con Piero. Ed è proprio qui che si apre una questione che riguarda non tanto la conduzione in sé, quanto il racconto del format.
Se l’idea alla base di Tutti per uno è infatti quella di mostrare, serata dopo serata, il percorso dei tre componenti de Il Volo verso un ruolo che va oltre quello di semplici interpreti, allora questo percorso dovrebbe essere percepibile anche nello sviluppo dello spettacolo.
Nella prima serata, con Amadeus accanto a Piero, questo meccanismo risultava evidente: c’era un conduttore che faceva da guida, che lasciava spazio all’altro e che, proprio attraverso il confronto, rendeva leggibile il passaggio di testimone.
Ieri sera, invece, questo elemento è rimasto molto più sullo sfondo. Noemi avrebbe dovuto rappresentare per Ignazio quello che Amadeus aveva rappresentato per Piero, ma il meccanismo di affiancamento e di “apprendimento” non si è realmente sviluppato nel corso della serata.
E allora viene spontaneo chiedersi quale sia, a questo punto, la funzione di questo elemento all’interno del racconto complessivo.
Se l’obiettivo è trasformare progressivamente Il Volo in tre conduttori e, parallelamente, costruire quel gioco linguistico e narrativo che porta dal “Tutti per uno” all'”Uno per tutti”, il pubblico dovrebbe poter assistere a questa trasformazione. Dovrebbe poter vedere i tre prendere confidenza con un ruolo diverso, sbagliare, imparare, trovare una propria cifra.
Altrimenti il rischio è che l’idea rimanga soltanto dichiarata, senza diventare davvero parte della narrazione dello spettacolo.
Ed è forse proprio questa la sensazione che mi ha lasciato la seconda serata: non tanto che mancassero gli elementi, quanto che mancasse un filo capace di legarli tra loro.
Se il collante è stato l’elemento che più è mancato nella costruzione della serata, sul piano musicale il discorso cambia. Anche ieri la musica ha brillato e, personalmente, ho trovato gli assoli di questa seconda serata ancora più interessanti di quelli della prima.
A colpirmi è stato soprattutto il viaggio musicale compiuto da Gianluca, capace di attraversare mondi molto diversi tra loro senza mai perdere credibilità. Da Elvis Presley a Gino Paoli, passando per Bruno Lauzi e Riccardo Cocciante, il percorso è stato quello di un vero camaleonte: cambia la pelle, cambia il linguaggio, cambia il modo di stare dentro una canzone, ma rimane sempre riconoscibile.
È forse questa una delle caratteristiche più interessanti della sua voce: la possibilità di muoversi tra repertori apparentemente lontanissimi senza dare mai la sensazione di essere fuori posto. Non si limita quindi a interpretare generi diversi, ma sembra entrarci dentro ogni volta con una precisa consapevolezza stilistica.
Anche Piero ha trovato il suo spazio, confrontandosi ancora una volta con un territorio che per lui rappresenta una sfida maggiore rispetto a quello più naturalmente vicino alla sua formazione. Inserirsi nel pop significa per Piero compiere un lavoro ulteriore, e proprio per questo è interessante osservare come cerca di appropriarsi di brani che richiedono un approccio diverso da quello del repertorio lirico al quale siamo abituati ad associarlo.
Particolarmente riuscito, in questo senso, è stato il duetto con Nina Zilli sulle note di Mi sei scoppiato dentro il cuore. Un incontro che ha permesso a Piero di misurarsi con un linguaggio pop più netto, senza rinunciare però alle caratteristiche della propria vocalità.
Poi c’è stato un momento che ha spostato per un attimo il baricentro della serata dalla dimensione dello spettacolo a quella più intima.
Ignazio ha presentato un inedito scritto per suo figlio Gabriele, presente in platea ad ascoltarlo. Una canzone che nasce quindi da un rapporto personale e che, proprio per questo, ha assunto sul palco un peso diverso rispetto alle altre esecuzioni della serata. Il riferimento che viene spontaneo è quello de La parte migliore di me di Ultimo: non tanto per una somiglianza musicale, quanto per l’idea di una canzone che mette al centro il rapporto tra un genitore e un figlio e che nasce come dichiarazione d’amore verso quella persona.
È stato uno dei momenti più delicati della serata proprio perché, per qualche minuto, il palco ha smesso di essere soltanto il luogo del grande spettacolo e si è trasformato in uno spazio personale.
Intorno ai tre protagonisti si è poi costruito un parterre di ospiti particolarmente ampio e variegato: dalla dimensione lirica affidata a Katerina Bakanova al Coro dei bambini della Città di Chiari, passando per Nina Zilli, Loredana Bertè, Nek, Francesco Gabbani, Noemi ed Emma.
E anche qui, più che la semplice quantità degli ospiti, è interessante osservare la varietà dei mondi musicali messi in comunicazione. La serata ha continuato così a muoversi tra lirica, cantautorato, pop e grandi interpreti della musica italiana, mantenendo quella contaminazione che rappresenta uno degli elementi più caratteristici di Tutti per uno.
Se però nella costruzione narrativa dello spettacolo ho sentito la mancanza di un filo più evidente, sul piano musicale quel filo continua a essere molto più solido: è la capacità de Il Volo di stare dentro repertori diversi e di costruire, attraverso gli incontri con gli ospiti, un concerto che non vuole rinchiudersi in un’unica definizione.
La terza serata sarà invece affidata a Gianluca e, senza voler mettergli pressione, sarà interessante capire come raccoglierà il testimone lasciato prima da Piero e poi da Ignazio.
Se il percorso di Tutti per uno vuole davvero raccontare la trasformazione dei tre interpreti in conduttori, sarà proprio l’ultima serata a dover dare una forma più compiuta a questo esperimento. Dopo Amadeus al fianco di Piero e Noemi accanto a Ignazio, Gianluca dovrà trovare il proprio modo di stare al centro dello spettacolo e di tenere insieme le sue diverse anime.
Spero, insomma, che riesca a riallinearsi a quello che Piero e Amadeus avevano costruito nella prima serata, non necessariamente per replicarlo, ma per restituire a questo percorso quella continuità che nella seconda serata è mancata.
Perché, alla fine, il punto non è dimostrare chi sappia condurre meglio. È capire se, arrivati alla terza serata, il gioco di Tutti per uno sarà finalmente diventato qualcosa di più di un’idea annunciata: un percorso realmente visibile sul palco.
È però tutto questo, una considerazione che nasce anche dalla particolare prospettiva con cui sto vivendo questo progetto: sto assistendo a tutte e tre le serate e, inevitabilmente, le guardo non soltanto singolarmente, ma anche nel loro insieme, cercando di cogliere il filo che le lega e pensando già a quella che sarà poi la loro trasformazione in un unico prodotto televisivo.
Per chi assisterà semplicemente allo show, invece, il discorso può essere naturalmente diverso. E al di là di queste osservazioni sulla costruzione del format, Tutti per uno rimane uno show di grande qualità, musicalmente ricco e capace di offrire al pubblico una serata di intrattenimento importante. Le criticità che ho evidenziato riguardano soprattutto il modo in cui le tre serate, prese nel loro insieme, stanno costruendo il racconto: non mettono in discussione il valore dello spettacolo in sé.




