Tutti per uno: la recensione della prima serata del concerto-evento de Il Volo a Mantova

Tutti per uno: la recensione della prima serata del concerto-evento de Il Volo a Mantova

Ieri sera, a Palazzo Te a Mantova, è andata in scena la prima delle tre serate-evento di Tutti per uno, la serie di concerti che vede protagonisti Il Volo e che sarà successivamente trasmessa su Canale 5.

Sono partita da casa con un po’ di domande a cui vorrei riuscire a rispondere. Una su tutte: se uno show va in TV, perde di spontaneità?

In eventi come questo, credo che porsi questa domanda sia il punto cardine. Tutto ruota attorno al filo sottile che tiene in equilibrio la spontaneità. Se il cantante è bravo, delle telecamere e di tutto quello che non è musica non ci si accorge; se invece l’evento viene impacchettato per gli occhi di chi guarda la TV e non per quelli di chi assiste alle esibizioni dal vivo, questo diventa lampante.

Nel caso de Il Volo trovo tutto estremamente ben riuscito: il concerto risulta estremamente spontaneo, senza perdere vitalità.

Questo, secondo me, per due ragioni principali.

La prima riguarda sicuramente il fatto che il contatto con il pubblico non viene a mancare, non viene reso un contorno di cui potersi dimenticare. L’occhio alla messa in onda in TV c’è, ma il pubblico presente al concerto vero e proprio non viene messo da parte.

La seconda riguarda il fatto che, rispetto alle scorse edizioni dello show, la musica è totalmente al centro. Trovo giusto aver tolto tutto quello che rendeva il concetto un po’ “artefatto”: la presenza di un comico per serata nelle scorse edizioni rendeva l’evento estremamente costruito, seppur divertente.

Quest’anno, infatti, c’è spazio per un solo conduttore per serata, ma con una particolarità: sono gli stessi componenti de Il Volo, a turno, a cimentarsi nel ruolo di presentatori, affidandosi ogni volta ai consigli di un conduttore diverso.

Tant’è che lo show arriva a chiamarsi poi Uno per tutti.

Ieri sera è toccato a Piero, che ha avuto al suo fianco Amadeus e, riavvolgendo il nastro di Sanremo 2024, ha accompagnato il pubblico tra le canzoni, rendendo anche i momenti di presentazione particolarmente divertenti.

Le canzoni, loro sono il cuore di tutto questo.

E se le canzoni sono il cuore, tutto quello che le circonda deve essere all’altezza. E lo è. Il concerto suona benissimo: dall’orchestra al coro, ogni elemento sembra essere al posto giusto. C’è una cura meticolosa negli arrangiamenti, soprattutto nelle cover, che forse a un orecchio meno allenato può sfuggire, ma che si percepisce nella costruzione di ogni brano. Non si tratta semplicemente di prendere una canzone e adattarla alle tre voci de Il Volo: c’è un lavoro preciso nel modo in cui viene riscritta, orchestrata e restituita al pubblico. Ed è proprio questo tipo di cura, spesso invisibile, a fare la differenza tra una cover eseguita bene e una cover che acquista una nuova identità.

Un evento del genere apre la musica italiana in due, ci mette dentro le mani e fruga tra generi, epoche e memorie, restituendo al pubblico una fotografia ampia e sorprendentemente viva della nostra tradizione musicale.

L’altra domanda che mi sono sempre posta è: avere così tanti ospiti rischia di eclissare gli artisti principali?

Gli ospiti, ieri sera e nel corso delle tre serate, sono e saranno moltissimi. Una scelta che rappresenta certamente un valore aggiunto, ma che porta inevitabilmente con sé un rischio: quando il palco viene condiviso con artisti dalla personalità e dalla storia musicale così forti, il confronto diventa inevitabile. Il Volo, però, è riuscito a evitare che questo accadesse mantenendo ben salda la struttura di un loro show classico: i tre sono rimasti il centro dello spettacolo, alternando i propri brani, momenti individuali e duetti con gli ospiti.

Nella prima serata si sono alternati Elisa, che ha cantato con tutti e tre, Mahmood con Ignazio e Gianluca, Fiorella Mannoia, Madame e Riccardo Cocciante con Gianluca, Alex Britti con Piero, Sarah Toscano con Piero e Ignazio, la nipote di Ornella Vanoni con Gianluca e Roberto Colella con Ignazio. Un parterre molto variegato, capace di attraversare generazioni e linguaggi diversi della musica italiana.

Eppure, accanto agli ospiti, hanno trovato spazio anche i loro ricordi personali. Gianluca, in particolare, ha ricordato il nonno, scomparso pochi giorni fa, portando sul palco una dimensione più intima e privata della serata, mostrando quanto possa essere salvifico, a volte, canalizzare il dolore nella propria arte.

Sono proprio questi momenti, in cui il cantante esce dal ruolo di interprete e lascia spazio alla propria storia, a rendere lo spettacolo qualcosa di più di una semplice successione di canzoni.

Se dovessi chiedere qualcosa in più a questo evento, sarebbe però un maggiore spazio per Ad Astra, il loro ultimo album in studio: un disco che, proprio perché appartiene interamente al trio, permetterebbe di ascoltare maggiormente Il Volo senza che la presenza degli ospiti diventi il principale elemento narrativo dello show. Gli ospiti sono una parte importante del progetto, ma credo che ci sia ancora molto da raccontare attraverso le loro sole tre voci.

Proprio per questo, più che scegliere soltanto le collaborazioni, dividerei idealmente la serata in due classifiche personali: una Top 3 dei duetti con gli ospiti e una Top 3 delle esibizioni del Volo senza ospiti.

Per quanto riguarda gli ospiti, Elisa e Riccardo Cocciante si sono fusi perfettamente con l’atmosfera e l’emozione che l’evento in sé si portava dietro.

Su Riccardo Cocciante mi piacerebbe aprire una piccola parentesi. Cocciante è il cantante preferito di mia mamma, con cui ero al concerto. Vederlo dialogare con uno degli artisti a cui sono molto legata ha reso la musica una sorta di testimone emotivo tra noi. È stato davvero bello.

Trovo abbia funzionato benissimo anche il medley di Gianluca e Fabio Concato. Qui è stato dato spazio a quello che è il cantautorato più puro.

Per valutare le esibizioni mi chiedo sempre: se una persona che non conosce il brano non sapesse chi ne è l’autore, riuscirebbe comunque a riconoscere chi lo sta cantando?

Se la risposta è no — e qui è stata decisamente no — per me il duetto funziona. Significa che l’artista non si è limitato a interpretare una canzone: l’ha fatta passare attraverso di sé, restituendole qualcosa di personale, pur lasciando intatta la sua identità originaria.

Per quanto riguarda loro tre singolarmente, non ho una vera e propria classifica. Li trovo sempre molto centrati in quella che è la loro nicchia musicale di riferimento. C’è la lirica, il cantautorato e il pop: è sempre bello uscire dai binari prefissati, ma trovo che avere un’identità anche nelle cover, che costituiscono gran parte del loro repertorio, sia essenziale.

È proprio qui che Tutti per uno trova il suo equilibrio: nella capacità di costruire uno spettacolo pensato anche per la televisione senza dimenticarsi di essere, prima di tutto, un concerto.

Dopo una prima serata così, la domanda con cui sono partita sembra avere già una risposta: le telecamere non tolgono necessariamente spontaneità alla musica, se chi è sul palco riesce a non farsi ingabbiare dalla macchina che gli sta intorno.

E a Palazzo Te, ieri sera, Il Volo è riuscito a farlo. Ora restano altre due serate per capire quanto lontano possa spingersi questo viaggio dentro la musica italiana.

Autore

  • Alice Fontana

    Alice Fontana è una giovane autrice e appassionata di cultura, televisione e musica. La scrittura è il canale attraverso il quale cerca di capire e raccontare il mondo.
    Il suo interesse spazia dall’arte in tutte le sue forme, al mondo dell’intrattenimento, fino alla musica.
    Su Mondotv24 racconta ciò che accade tra tv e musica, cercando nelle storie dello spettacolo anche uno spazio per riflettere sulla società e sulle persone.