martedì, Giugno 18, 2024

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Grande Fratello, Vittorio Menozzi la rivincita della semplicità

Il Grande Fratello è abituato a sfornare ogni anno personaggi la cui popolarità nella maggior parte dei casi dura lo spazio del reality, spente le luci e consumata qualche ospitata comincia l’inesorabile declino perchè quando un palazzo è costruito sul nulla alla prima folata di vento si disintegra. E’ il prezzo da pagare in un’epoca televisiva e non solo, dove vige la regola del tutto e subito, pochi contenuti e tanta visibilità, termometro di una società ormai tristemente livellata verso il basso.

Sarebbe opportuno in mezzo a tanto fumo trovare un pò di sostanza, persone che se ne sbattano dei pregiudizi e delle critiche e desiderino apparire per ciò che sono con i loro pregi e i loro difetti, una umanizzazione della realtà in questo periodo storico urgentemente necessaria anche perchè l’uso di maschere e l’urgenza del tutto e subito favorisce inevitabilmente in chi osserva una visione completamente distorta di chi si segue, che invece di persone restano personaggi.

In questo pullulare di persone che vogliono apparire, Vittorio Menozzi rappresenta la figura di colui che non teme di mostrarsi per quello che è, a cui le critiche non danno fastidio più di tanto, capace di continuare a camminare per la sua strada senza lasciarsi condizionare da cosa vuole il mondo intorno a lui, ma contento di dare la propria cifra al mondo che lo circonda. Un concetto basilare ma purtroppo non scontato,  c’è chi tende infatti ad essere come lo vogliono gli altri senza avere il coraggio di essere sè stesso.

Vittorio in questo senso non ha mai avuto stonature comportamentali, è rimasto coerente con sè stesso fregandosene a volte anche delle illazioni e delle critiche, tenendo fede a un suo codice comportamentale che non gli ha mai fatto balenare in testa l’idea di seguire la corrente. D’altronde quando si è consapevoli dei propri mezzi non si ha bisogno di scendere a compromessi, quei medesimi compromessi a cui gli autori del reality chiedono ai concorrenti di aderire.

Proprio così, strano a dirsi, ma quello che dovrebbe essere un reality non predilige la realtà, anzi tende ad isolare coloro che sono le persone più vere per dare visibilità a coloro a cui hanno ritagliato addosso un ruolo. Peccato, grande occasione persa perchè Vittorio potrebbe rappresentare un esempio, un personaggio da emulare per la grande personalità e per i messaggi di coerenza che lancia, senza piegarsi nell’imitazione di stereotipi lontani da lui.

Con questo non ci aspettiamo da Don Alfonso e i suoi autori un cambio di passo, alcune tare mentali con il passare del tempo si acuiscono e diventano parte della persona, speriamo però quantomeno in una riflessione da parte di chi ci sta leggendo, prediligete sempre la sostanza invece che l’apparenza, alla fine la trasparenza e l’essere sè stessi vince sempre su tutto, detrattori compresi.

Giuseppe Scuccimarri
Giuseppe Scuccimarri
Giuseppe Scuccimarri, classe 1969, esperto di televisione e cronaca rosa con interessi anche per l'attualità e la politica nazionale e internazionale. Autore della commedia "Il delitto di Lord Arthur Savile" (2002) e del musical "La vita è una splendida canzone" (2014), ghostwriter per diversi autori e paroliere, amante della scrittura e della letteratura italiana e straniera.

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