BYD Music Awards 2026: da Il Volo (9,5) a Irama (8,5), passando per Anna (5), Geolier (8), Giorgia (7,5) e tanti altri, il racconto e le pagelle della serata

BYD Music Awards 2026: da Il Volo (9,5) a Irama (8,5), passando per Anna (5), Geolier (8), Giorgia (7,5) e tanti altri, il racconto e le pagelle della serata

Dopo una prima serata ricca di musica, premi e grandi protagonisti, i BYD Music Awards 2026 tornano all’Arena di Verona per il secondo e ultimo appuntamento. A fare gli onori di casa, ancora una volta, Carlo Conti e Vanessa Incontrada, pronti ad accompagnare il pubblico attraverso una serata che mette insieme generazioni, generi e anime molto diverse della musica italiana.

Sul palco si passa dalle grandi voci di Giorgia ed Elisa all’esperienza de Il Volo e dei Negramaro, dal pop di Irama e Anna alle sonorità urban di Geolier, Luchè e Sayf, senza dimenticare Madame, The Kolors, Tommaso Paradiso, Fred De Palma, Sal Da Vinci e TonyPitony. Un cast eterogeneo che fotografa, ancora una volta, quanto sia variegato il panorama musicale italiano.

Tra esibizioni, premi e momenti pensati per celebrare i protagonisti dell’ultimo anno musicale, ecco il nostro racconto della seconda serata dei BYD Music Awards 2026, con le pagelle delle performance.

Dopo una prima serata ricca di musica, premi e grandi protagonisti, i BYD Music Awards 2026 tornano all’Arena di Verona per il secondo e ultimo appuntamento. A fare gli onori di casa, ancora una volta, Carlo Conti e Vanessa Incontrada, pronti ad accompagnare il pubblico attraverso una serata che mette insieme generazioni, generi e anime molto diverse della musica italiana.

Sul palco si passa dalle grandi voci di Giorgia ed Elisa all’esperienza de Il Volo e dei Negramaro, dal pop di Irama e Anna alle sonorità urban di Geolier, Luchè e Sayf, senza dimenticare Madame, The Kolors, Tommaso Paradiso, Fred De Palma, Sal Da Vinci e TonyPitony. Un cast eterogeneo che fotografa, ancora una volta, quanto sia variegato il panorama musicale italiano.

Tra esibizioni, premi e momenti pensati per celebrare i protagonisti dell’ultimo anno musicale, ecco il nostro racconto della seconda serata dei BYD Music Awards 2026, con le pagelle delle performance.

Achille Lauro 8

Achille Lauro arriva sul palco accompagnato dall’orchestra e porta con sé quella dimensione teatrale che ormai è diventata parte integrante della sua identità artistica. Ma questa volta c’è anche un elemento particolarmente interessante nelle sue parole: la gratitudine. Anche quando si trova davanti a un pubblico numericamente più contenuto rispetto ai grandi appuntamenti a cui è ormai abituato, Lauro rivendica il valore di esserci e di poter continuare a fare musica.

Un atteggiamento che si accompagna ai riconoscimenti ricevuti durante la serata, tra premi live e certificazioni per i suoi brani. E il percorso non sembra fermarsi qui: per il 2027 sono già stati annunciati gli stadi estivi. Un altro passaggio di una carriera che continua ad allargare i propri confini, senza dimenticare il rapporto diretto con chi ascolta.

Anna 5

Anna è una delle artiste che più rappresentano la nuova generazione della musica italiana, ma proprio per questo la sua esibizione porta con sé una domanda: quanto spazio viene lasciato alla musica e quanto, invece, a tutto ciò che le gira intorno?

Il problema, almeno questa sera, è proprio la quantità di elementi che accompagnano la sua performance. C’è molto, forse persino troppo, attorno alla canzone, al punto che il contorno rischia di diventare più evidente della musica stessa. E quando l’apparato prende il sopravvento, il rischio è quello di perdere un po’ dell’immediatezza che dovrebbe essere al centro di un’esibizione.

Giorgia 7.5

Su Giorgia c’è poco da aggiungere quando si parla di voce: ancora una volta dimostra di avere uno strumento vocale di livello assoluto, capace di riempire il palco senza bisogno di particolari artifici.

La scelta di “Golpe” funziona, ma accostarla ad altri brani più uptempo del suo repertorio finisce per modificare l’atmosfera costruita intorno alla canzone. È proprio qui che l’esibizione perde qualcosa: “Golpe” avrebbe forse meritato di rimanere più sospesa, lasciando che fossero la voce e le emozioni del brano a occupare tutto lo spazio.

Il Volo  9.5

Il Volo porta sul palco “Now We Are Free” e, ancora una volta, dimostra quanto la dimensione live sia parte fondamentale della loro identità. C’è però un aspetto che continua a colpirmi: il divario tra la percezione che si ha di loro in Italia e quella che hanno nel resto del mondo. Vederli esibirsi su palchi internazionali e constatare la dimensione che il loro progetto ha raggiunto fuori dai nostri confini continua a essere sorprendente. Qui, invece, vengono spesso percepiti come qualcosa di quasi ordinario, ed è ambiguo quanto il pubblico, a volte, scelga di non vedere ciò che accade oltre i nostri confini.

A rendere ancora più significativo il momento è poi il discorso con cui ringraziano il loro manager, parlando della musica non come di un prodotto, ma come di qualcosa di vivo. Ed è forse proprio questo ciò che traspare da loro come da pochi altri: la sensazione che la musica non sia semplicemente qualcosa da vendere o consumare, ma qualcosa da vivere. E quando questa idea arriva così chiaramente dal palco, diventa difficile non accorgersene.

E la loro dimensione live continua con il World Tour, che la prossima settimana farà tappa a Mantova con “Tutti per Uno”. Per chi ne avesse la possibilità, il consiglio è quello di ascoltarli dal vivo: è probabilmente il contesto in cui si comprende meglio la dimensione del progetto de Il Volo e quanto, sul palco, la loro musica riesca ad assumere una forza diversa.

Elisa 9

Elisa sceglie la formula del medley e riesce a far convivere momenti diversi della propria carriera senza dare la sensazione di trovarsi davanti a una semplice sequenza di successi. I brani si susseguono mantenendo una loro identità, ma allo stesso tempo costruiscono un unico racconto musicale.

È una di quelle esibizioni in cui diventa evidente quanto il repertorio di un’artista possa essere ampio senza perdere riconoscibilità. Elisa attraversa le diverse sfumature della sua musica con naturalezza e lascia ancora una volta che sia soprattutto la voce a parlare.

Irama 8.5

Irama porta sul palco “Galassie” e “Lentamente” in un mash-up che funziona particolarmente bene, riuscendo a mettere insieme due anime diverse della sua produzione. “Galassie”, in particolare, è probabilmente uno dei brani più belli del suo repertorio: ha una dimensione emotiva e sonora che dal vivo riesce a trovare ulteriore forza.

L’unione con “Lentamente” crea un passaggio naturale tra i due pezzi e permette a Irama di costruire una performance intensa, senza appesantirla. Una scelta che valorizza entrambe le canzoni e che conferma quanto il suo repertorio sappia muoversi tra dimensione più intima e componente pop senza perdere riconoscibilità.

Geolier, Achille Lauro 9

Geolier e Achille Lauro insieme sulle note di “Per noi” trovano un equilibrio che non era necessariamente scontato, ma che sul palco funziona molto bene. Il brano riesce a mettere insieme due mondi artistici differenti senza che uno finisca per sovrastare l’altro.

“Per noi” è, nel complesso, un brano particolarmente riuscito: il contrasto tra le loro voci e i rispettivi stili diventa il punto di forza della performance, dando alla canzone una dimensione ancora più interessante dal vivo. Una collaborazione che convince proprio perché non sembra costruita soltanto per sorprendere, ma trova una sua precisa identità.

Geolier 7.5

Geolier porta sul palco “081”, un brano che sembra rappresentarlo bene anche per il modo in cui affronta la performance. La sensazione è quella di un artista sempre più centrato su ciò che vuole essere e sul percorso che sta costruendo.

È difficile non notare quanto sia costantemente focalizzato: Geolier sembra avere ormai una direzione molto precisa e, anche quando cambia contesto o palco, non perde il proprio modo di fare musica. “081” ne è un’ulteriore conferma: senza bisogno di cercare continuamente qualcosa di diverso, rimane dentro il suo mondo e lo porta sul palco con convinzione.

Madame 7.5

Madame porta sul palco “Quanto è forte ti pensavo”, una canzone intensissima che dimostra ancora una volta quanto la sua scrittura sia uno dei suoi punti di forza. Una penna capace di raccontare sentimenti e pensieri con un linguaggio personale, diretto e mai davvero banale.

Il brano, tornato recentemente al centro dell’attenzione e nuovamente in trend, trova così una seconda vita davanti a un pubblico ancora più ampio. 

“Volevo capire” è invece un brano che nasce da un periodo di profondo scavo interiore, e questa sua genesi si percepisce nell’intensità della canzone. Madame porta nella musica una dimensione molto personale, trasformando il lavoro su se stessa e sulle proprie emozioni in materia per la scrittura. È proprio questa capacità di guardarsi dentro e poi restituire qualcosa attraverso le parole a rendere la sua penna così riconoscibile.

Tommaso Paradiso 8.5

Tommaso Paradiso porta sul palco “I romantici”, uno di quei brani che, personalmente, avrei visto con ottime possibilità di giocarsi la vittoria a Sanremo. C’è una verità nei suoi pezzi che riesce a essere quasi disarmante: racconta l’amore, le relazioni e la quotidianità senza cercare necessariamente la frase ad effetto, ma trovando spesso qualcosa in cui è facile riconoscersi.

Anche il suo brano estivo, a mio avviso, è stato uno dei più riusciti della stagione, nonostante sia passato forse più in sordina di quanto meritasse. E il premio ricevuto durante la serata come artista più ascoltato in radio racconta, almeno in parte, qualcosa che va oltre le classifiche: il rapporto che Paradiso è riuscito a costruire con il pubblico. Un riconoscimento che testimonia quanto la sua musica continui a essere presente nella vita quotidiana delle persone.

Negramaro 8

I Negramaro portano sul palco “Per la prima volta”, una di quelle canzoni che sembrano nate per essere cantate a squarciagola insieme al pubblico. Ed è proprio dal vivo che emerge tutta l’intensità del brano, con quella capacità di trasformare una canzone in un momento collettivo.

Il loro repertorio, forse, continua a essere più sottovalutato di quanto meriterebbe. Ci sono brani che sulla carta possono sembrare semplici, ma che una volta arrivati sul palco esplodono e mostrano tutta un’altra forza. “Per la prima volta” è esattamente uno di questi: quando parte, l’intensità cresce e diventa difficile non lasciarsi trascinare.

La band ha inoltre annunciato un periodo di pausa, che servirà anche a gettare le basi della loro creatività futura. Ed è forse proprio così che dovrebbe funzionare per un cantautore: prima vivere, poi scrivere. Prendersi il tempo per attraversare nuove esperienze, accumulare emozioni e trasformarle, quando sarà il momento, in nuove canzoni. Perché spesso è proprio da ciò che si vive lontano dai riflettori che nasce la musica più autentica.

Annalisa, Madame 9

“Amica”, nella sua versione originale di Annalisa, è una canzone che ho sempre trovato incredibile. Un brano che aveva già una sua forza precisa, ma questa nuova versione riesce ad aggiungere qualcosa senza snaturarne l’identità.

La strofa riscritta da Madame è semplicemente dirompente: entra nel pezzo con il suo linguaggio e la sua sensibilità, riuscendo a dare una nuova profondità al brano senza sembrare un’aggiunta costruita a posteriori. È uno di quei casi in cui una collaborazione non si limita a mettere insieme due artiste, ma riesce davvero a creare qualcosa di nuovo partendo da una canzone che già funzionava perfettamente.

Sal Da Vinci 8

Sal Da Vinci porta sul palco “Per sempre sì” e “Rossetto e caffè”. E cosa gli vogliamo dire? Ha vinto Sanremo perché il brano lo merita: è una canzone che coinvolge, che arriva immediatamente e che soprattutto fa venire voglia di ballare. E, alla fine, va bene così.

Durante l’esibizione il pubblico è in piedi e si scatena: forse è questa la risposta più semplice a qualsiasi pregiudizio. Si può discutere di gusti e generi, ma se una canzone riesce a coinvolgere così tante persone, a farle cantare e ballare, i pregiudizi contano davvero poco. La musica, prima di tutto, dovrebbe fare proprio questo: arrivare alle persone. E davanti a un pubblico che si diverte, qualsiasi etichetta finisce per lasciare il tempo che trova.

Shiva 5

Shiva porta sul palco un brano che trovo molto interessante, ma anche in questo caso c’è forse troppo show attorno alla musica. La componente spettacolare finisce per prendere uno spazio importante, rischiando di mettere in secondo piano proprio ciò che dovrebbe essere al centro: la canzone.

Il pezzo avrebbe probabilmente la forza per reggersi maggiormente sulle proprie gambe, senza aver bisogno di così tanti elementi a sostenerlo. Una performance che convince meno proprio perché il contorno finisce per pesare più del necessario.

The Kolors 7

I The Kolors rientrano in quella categoria di artisti che spesso vengono guardati con sufficienza proprio perché fanno musica leggera, immediata, pensata per far cantare e ballare. Ma forse è proprio qui che sta la difficoltà: essere centrati, riconoscibili e riuscire a costruire una canzone che funzioni senza appoggiarsi necessariamente alla profondità di una ballad non è affatto semplice.

Come per Sal Da Vinci, anche in questo caso il pubblico risponde, canta e si lascia coinvolgere. E forse bisognerebbe smettere di considerare la leggerezza come un limite: una canzone non deve necessariamente essere drammatica o introspettiva per essere ben scritta. A volte è persino più difficile riuscire a essere efficaci in tre minuti di leggerezza.

Sayf 8

Sayf è uno di quegli artisti che riconoscerei tra mille, anche in una dimensione più spoglia e senza una grande costruzione scenica attorno. Ha già un’identità precisa, un modo di stare nella musica e di interpretarla che lo rende immediatamente riconoscibile.

Tra i nomi della nuova generazione è sicuramente uno degli artisti che trovo più promettenti. La cosa interessante è proprio la sensazione che non abbia bisogno di inseguire quello che fanno gli altri per trovare il proprio spazio: sembra aver già individuato una direzione, e ora deve soltanto continuare a svilupparla.

Pooh 7

Sulla carriera dei Pooh c’è davvero poco da dire: decenni di musica, canzoni entrate nell’immaginario collettivo e una capacità di attraversare generazioni che parla da sola.

Ma forse, più ancora della carriera, colpisce l’energia con cui continuano a salire su un palco. Guardandoli viene quasi da pensare: vorrei avere anche solo un terzo di quella energia. Perché al di là dei numeri e della storia, c’è ancora una voglia evidente di esserci, suonare e fare musica. E forse è proprio questa la parte più bella della loro longevità.

Fred De Palma 5

Fred De Palma è uno di quegli artisti che, personalmente, trovo ormai troppo concentrati sulla dimensione commerciale. Le sue canzoni funzionano, sono immediate e hanno chiaramente l’obiettivo di arrivare a un pubblico ampio, ma faccio più fatica a trovare qualcosa che vada oltre la superficie.

Il problema, per me, non è il fatto di voler fare musica popolare o facilmente fruibile: come abbiamo visto anche in altri casi durante la serata, la leggerezza non è necessariamente un limite. È che qui mi manca un contenuto che rimanga, qualcosa che riesca a distinguere davvero il brano al di là della sua capacità di funzionare.

Autore

  • Alice Fontana

    Alice Fontana è una giovane autrice e appassionata di cultura, televisione e musica. La scrittura è il canale attraverso il quale cerca di capire e raccontare il mondo.
    Il suo interesse spazia dall’arte in tutte le sue forme, al mondo dell’intrattenimento, fino alla musica.
    Su Mondotv24 racconta ciò che accade tra tv e musica, cercando nelle storie dello spettacolo anche uno spazio per riflettere sulla società e sulle persone.