PARASITE: Dal festival di Cannes agli Oscar, la recensione senza spoiler

PARASITE: Dal festival di Cannes agli Oscar, la recensione senza spoiler

19 Febbraio 2020 0 Di Lorenzo Porcini

Nella nostra penisola, Parasite risulterà un film dal sapore conosciuto: un filo sottile che collega la Corea con la commedia degli inganni tipicamente italiana, alla quale siamo molto abituati.

Bong Joon-ho dipinge egregiamente e con assoluta maestria lo spaccato tra ricchi e poveri: il primo patinato, inarrivabile e pieno di luce, il secondo sporco, buio e malsano, uno spaccato assoluto tra due estremità e due mondi completamente diversi, che in questo film si intrecciano ma non si confondono mai.
La trama è semplice: una famiglia che verte in profonda condizione di povertà e vive in uno scantinato, ha l’occasione di riscattarsi imbrogliando una famiglia estremamente facoltosa, i Park, iniziando a lavorare per loro. Il modo in cui ottengono il lavoro è tutt’altro che corretto, ma ciò che più conta è seguire con tutte le loro forze il loro piano, nel timido e inutile tentativo di entrare a loro volta nell’élite dei privilegiati.

Scopriranno a caro prezzo che, nonostante i sorrisi ed i modi gentili, non faranno mai parte di quel mondo e dovranno accettare con riluttanza la loro condizione, seppure senza arrendersi e tentando di nuovo, in un circolo vizioso che probabilmente non avrà mai fine.

In queste due ore di film, si potrà assistere alla più classiche e paradossali situazioni tipiche dell’inganno – dalle incomprensioni ai sotterfugi ai nascondigli più classici, sotto il letto o sotto un tavolino, che porteranno naturalmente lo spettatore a credere ciecamente nella riuscita dei protagonisti – ma è sul finale che Parasite ci apre gli occhi tingendosi di nero, spingendo sull’acceleratore della tensione, e diventa più profondo, lasciandoci con l’amaro in bocca, riportandoci alla dura, durissima realtà, risvegliando anche noi dal sogno.
Dopotutto, come ci insegna uno dei protagonisti, per quanto ci si sforzi di avere un piano e tanto più si tenta, tanto più quel piano è destinato a fallire.

 

E ci ritroveremo tutti, di nuovo, a tentare ancora, a sognare ancora, nel reconditi più bui dei nostri personali scantinati.

Tamara Palombi