Pagelle Finale Sanremo 2026 LIVE: chi trionfa e chi crolla all’ultimo atto. Tutti i voti del Direttore

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Pagelle Finale Sanremo 2026 LIVE: chi trionfa e chi crolla all’ultimo atto. Tutti i voti del Direttore

L’ultima, lunghissima notte del Festival. Segui il commento in tempo reale, esibizione dopo esibizione, con i voti senza filtri della nostra redazione.

Ci siamo. Il sipario dell’Ariston si alza per l’ultima volta su questa 76esima edizione del Festival di Sanremo. La tensione è alle stelle, la stanchezza si fa sentire, ma stasera non sono ammessi passi falsi: in palio c’è la vittoria finale.

Carlo Conti e Laura Pausini chiamano a raccolta tutti i 30 Big in gara. Chi riuscirà a dare l’ultima zampata vincente convincendo Televoto, Stampa e Radio? E chi, invece, crollerà sul più bello tradito dall’emozione o da un’esibizione sottotono?

Come per tutte le serate precedenti, il nostro Direttore è schierato in prima linea. Niente sconti, niente diplomazia: solo la verità della musica. Ricaricate questa pagina per leggere in tempo reale i voti e le pagelle di tutte le esibizioni, seguendo rigorosamente l’ordine di uscita ufficiale.

(Articolo in aggiornamento LIVE – Ricarica la pagina per i nuovi voti)


1. Francesco Renga – “Il meglio di me” (ore 20.45)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Aprire la finalissima non è mai facile, ma Renga ha le spalle abbastanza larghe per reggere l’urto. Un’esibizione solida, vocalmente ineccepibile e perfettamente in linea con il suo stile. Porta a casa un bel voto perché “Il meglio di me” fa esattamente quello che deve fare: emoziona senza strafare, con un’interpretazione di puro mestiere. Partenza rassicurante.

2. Chiello – “Ti penso sempre” (ore 20.50)

  • Voto: 2

  • Il giudizio del Direttore: Un disastro su tutta la linea. Arrivare in finale stanchi è comprensibile, ma l’esibizione di stasera è stata vocalmente insostenibile. Calante in più punti, fiato corto, quasi assente dal palco. L’emozione gli ha giocato un brutto scherzo o semplicemente il pezzo non ha retto la pressione dell’ultima serata. Un passo falso clamoroso che affossa inesorabilmente la sua classifica. Inascoltabile.

3. Raf – “Ora e per sempre” (ore 20.58)

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Il rispetto per la carriera di Raf è intoccabile, ma stasera bisogna giudicare l’ultimo atto della gara. E purtroppo, non ci siamo. La voce appare affaticata, quasi flebile, e il brano non decolla mai, rimanendo incastrato in un mood troppo nostalgico che alla lunga anestetizza. Un’occasione sprecata per un gigante del nostro pop. Manca totalmente di mordente.

4. Bambole di Pezza – “Resta con me” (ore 21.09)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Finalmente qualcuno che dà una scossa all’Ariston! Le Bambole di Pezza portano la loro attitudine punk-rock sul palco e svegliano la platea dopo l’assopimento precedente. “Resta con me” è dritta, potente, suonata con la giusta dose di rabbia e precisione. Un’iniezione di energia pura che si merita ampiamente un voto alto. Ribelli al punto giusto.

5. Leo Gassmann – “Naturale” (ore 21.16)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Leo continua il suo percorso di maturazione artistica con una costanza invidiabile. “Naturale” è un brano cucito alla perfezione sulla sua timbrica calda, e lui lo interpreta con una sicurezza da veterano, senza mai andare sopra le righe. Elegante, preciso e totalmente padrone della scena. Una conferma assoluta, che chiude un Festival vissuto da vero protagonista.

6. Malika Ayane – “Animali notturni” (ore 21.22)

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: La classe di Malika non si discute, è un dato di fatto e il suo timbro è sempre un velluto pregiato. Tuttavia, “Animali notturni” stasera sembra non arrivare dritta al punto. Un’esibizione tecnicamente impeccabile ma forse un po’ troppo scolastica e fredda, che non riesce a far scoccare quella scintilla emotiva necessaria per puntare alla vetta assoluta. Sufficienza piena per lo stile, ma manca il guizzo finale.

7. Tommaso Paradiso – “I romantici” (ore 21.28)

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Il re Mida dell’it-pop colpisce ancora e si prende il voto più alto di questa primissima tranche. Tommaso Paradiso sa esattamente come si scrive un inno da cantare a squarciagola, e “I romantici”. Un’esibizione trascinante, sorridente, con un carisma che riempie il palco. Il ritornello ci è già entrato in testa e non uscirà più. Ottimo lavoro.

8. J-Ax – “Italia starter pack” (ore 21.34)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Grandissimo J-Ax, che porta a Sanremo esattamente quello che ci si aspetta da lui: irriverenza, rime affilate e un sound che fa muovere la testa fin dal primo ascolto. “Italia starter pack” è un bel brano, soprattutto perché è diverso da tutto il resto della proposta in gara. Una fotografia ironica e tagliente del nostro Paese, servita con l’energia di un fuoriclasse che sa come tenere in pugno l’Ariston. Fresco e necessario.

9. LDA & Aka 7even – “Poesie clandestine” (ore 21.44)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: L’accoppiata funziona e si vede. “Poesie clandestine” ha il ritmo giusto e i due ragazzi sanno tenere il palco con una naturalezza e una complicità invidiabili. Un brano furbissimo, radiofonico al punto giusto, che porta una ventata di freschezza e leggerezza all’Ariston. Centrano l’obiettivo senza sbavature, pronti a dominare le classifiche streaming.

10. Serena Brancale – “Qui con me” (ore 21.53)

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Il voto più alto della serata finora! Serena Brancale è una forza della natura e “Qui con me” è un concentrato di classe, groove e padronanza vocale assoluta. Ha letteralmente trasformato l’Ariston in un club internazionale, incantando tutti con una tecnica vocale mostruosa unita a un’anima black pazzesca. Esibizione da brividi, semplicemente magistrale.

11. Patty Pravo – “Opera” (ore 22.03)

  • Voto: 4,5

  • Il giudizio del Direttore: Fa malissimo dare un’insufficienza del genere a una divinità assoluta della nostra musica, ma la gara di stasera è spietata. “Opera” purtroppo non decolla mai: l’intonazione è precaria fin dalle prime note e l’esibizione risulta a tratti sofferente e faticosa da seguire. L’aura e il magnetismo della diva restano intatti sul palco, ma la resa vocale stasera l’ha pesantemente tradita.

12. Sal Da Vinci – “Per sempre sì” (ore 22.09)

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: La quota della melodia tradizionale italiana è in mani sicurissime. Sal Da Vinci porta a Sanremo il bel canto e l’anima appassionata di Napoli con un’interpretazione impeccabile. Voce potente, intonazione scolpita nella roccia e un’emozione genuina che arriva dritta al cuore del pubblico senza filtri. Una performance solida e rassicurante, da vero fuoriclasse del genere.

13. Elettra Lamborghini – “Voilà” (ore 22.39)

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Diciamolo chiaramente: lo spettacolo è lei, non certo la canzone. “Voilà” è un brano debole, che fatica a reggersi in piedi da solo, ma Elettra Lamborghini conosce alla perfezione le regole dell’intrattenimento e riempie il palco di colore, ironia e magnetismo. Raggiunge la sufficienza esclusivamente per l’attitudine e la capacità di bucare lo schermo, salvando in corner una performance musicalmente dimenticabile.

14. Ermal Meta – “Stella stellina” (ore 22.59)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Una garanzia assoluta. Ermal Meta non tradisce mai le aspettative quando si tratta di cantautorato intimo ed emozionante. “Stella stellina” è una carezza musicale, un brano delicato che si appoggia su un’interpretazione vocale impeccabile, sentita e priva di sbavature. Un ritorno alle origini che convince pienamente e che fa bene al cuore dell’Ariston. Mestiere e poesia.

15. Ditonellapiaga – “Che fastidio!” (ore 23.05)

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Dopo il trionfo nella serata delle cover, Margherita non abbassa la guardia, anzi, rincara la dose. “Che fastidio!” è un brano fresco, ritmato e dannatamente teatrale. Lei ha una padronanza scenica fuori dal comune e gioca con la telecamera con una sicurezza disarmante. Intonazione chirurgica pur muovendosi per tutto il palco. Un’esibizione esplosiva che la consacra tra le protagoniste indiscusse di questo Festival.

16. Nayt – “Prima che” (ore 23.13)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Un’intensità che buca letteralmente lo schermo. Nayt porta il rap d’autore sul palco più difficile d’Italia con una maturità e una presenza scenica sorprendenti. “Prima che” ha un testo denso e un flow serratissimo che non perde un colpo dall’inizio alla fine. Un’esibizione cruda, vera, che dimostra come il genere possa avere una dignità altissima anche all’Ariston. Promosso a pieni voti.

17. Arisa – “Magica favola” (ore 23.22)

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Alziamo ulteriormente il tiro, perché qui siamo davanti a una fuoriclasse assoluta. Arisa sale sul palco e decide di impartire una lezione di canto a tutto l’Ariston. Un’esibizione vocale perfetta, senza la minima sbavatura, capace di prendere una melodia classica come “Magica favola” e trasformarla in un trionfo emotivo. Acuti cristallini, controllo del fiato impressionante e un’interpretazione che lascia il pubblico senza respiro. Chapeau.

18. Sayf – “Tu mi piaci tanto” (ore 23.28)

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Sayf è la dimostrazione che si può portare freschezza e modernità all’Ariston mantenendo una qualità altissima. “Tu mi piaci tanto” ha un groove contagioso, e lui gestisce il palco con una naturalezza che molti veterani si sognano. Non c’è traccia di timore reverenziale: canta, si muove e si prende il pubblico con un carisma magnetico. Un pezzo che farà sfracelli in radio e sulle piattaforme streaming. Ottima prova.

19. Levante – “Sei tu” (ore 23.47)

  • Voto: 5,5

  • Il giudizio del Direttore: Arriva la prima doccia fredda di questa tranche. Da un’artista del calibro di Levante ci si aspetta sempre la perfezione emotiva e vocale, ma stasera “Sei tu” non è arrivata a destinazione. L’esibizione è apparsa a tratti confusa, mancando di quella centratura e di quel graffio che l’hanno sempre contraddistinta. La voce si è persa in un arrangiamento forse troppo invadente, lasciando la sensazione di un’occasione mancata. Sotto la sufficienza.

20. Fedez & Masini – “Male necessario” (ore 23.53)

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Un’alleanza sulla carta azzardata che sul palco si trasforma in oro puro. “Male necessario” è un pugno nello stomaco, un brano crudo, viscerale e cantato con una rabbia autentica da due artisti che sanno cosa significa essere messi all’angolo dai pregiudizi. L’incastro tra le barre taglienti di Fedez e la voce graffiata e sofferente di Masini è perfetto. Non cercano la bella melodia a tutti i costi, cercano la verità. E stasera, all’Ariston, l’hanno trovata. Esibizione potentissima.

21. Samurai Jay – “Ossessione” (ore 00.01)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Portare le vibrazioni urban partenopee sul palco dell’Ariston all’una di notte è una sfida, ma Samurai Jay la vince a mani basse. “Ossessione” è un pezzo che non ti lascia scampo, ti entra in testa dal primo ascolto grazie a un ritornello ipnotico e a una produzione freschissima. Lui sul palco è a suo agio, domina la scena e fa esattamente quello che deve fare: farci muovere la testa. Promosso.

22. Michele Bravi – “Prima o poi” (ore 00.07)

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Un grande dispiacere. Michele Bravi è un artista dotato di una sensibilità rara, ma stasera “Prima o poi” è naufragata nell’insicurezza. L’intento di raccontare la goffaggine e la fragilità post-rottura è nobile, ma l’esecuzione dal vivo è risultata flebile, a tratti calante e priva del mordente necessario per tenere in piedi la finale. L’interpretazione è sembrata quasi svuotata, inghiottita dall’ansia del palco. Sotto la sufficienza.

23. Fulminacci – “Stupida sfortuna” (ore 00.19)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: L’architetto delle parole non delude. “Stupida sfortuna” (e non “fortuna”, come furbescamente corretto nel titolo in corsa) è un gioiellino di cantautorato intelligente, ironico e profondo. Fulminacci ha una capacità unica di fotografare la quotidianità e sul palco dell’Ariston porta una ventata di normalità e talento puro. Esecuzione precisa, sorridente e sicura. Una solida certezza della nostra musica d’autore.

24. Luchè – “Labirinto” (ore 00.26)

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Luchè è un gigante del rap italiano, su questo non ci piove, ma “Labirinto” stasera sembra essersi persa proprio tra i meandri dell’Ariston. L’esibizione è apparsa a tratti affaticata e il brano non possiede quell’apertura melodica o quel gancio killer necessari per far esplodere il teatro. Una performance di puro mestiere che raggiunge una sufficienza di stima per la carriera e il flow, ma da lui ci saremmo aspettati un impatto decisamente più devastante in finale.

25. Tredici Pietro – “Uomo che cade” (ore 00.42)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Portare un brano così denso e introspettivo come “Uomo che cade” a un’ora così tarda è un rischio enorme, ma Tredici Pietro lo affronta a testa alta. L’esibizione è asciutta, sentita e cruda, senza orpelli inutili. Il testo ha un peso specifico notevole e lui dimostra una maturità interpretativa sorprendente. Un 7 strameritato per aver portato un rap cantautorale di spessore, confermandosi una delle penne più interessanti della sua generazione.

26. Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” (ore 00.48)

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: L’eleganza fatta persona. Mara Sattei ha una classe innata e una vocalità sofisticata che impreziosiscono qualsiasi cosa canti. “Le cose che non sai di me” è un brano raffinato, forse non il più immediato dell’intero lotto, ma stasera è stato eseguito con una precisione e una grazia assolute. Non sbaglia mezza nota, incanta per presenza scenica e conferma di essere una voce di cui la musica italiana ha un disperato bisogno. Impeccabile.

27. Dargen D’Amico – “AI AI” (ore 00.59)

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Il giochino onomatopeico sull’Intelligenza Artificiale (“AI AI”, appunto) si sgonfia irrimediabilmente all’ultimo ascolto. Dargen ci ha abituati a brani che nascondono significati profondi sotto una veste dance irresistibile, ma stasera l’incantesimo si è rotto. L’esibizione è sembrata svogliata, la canzone non ha il tiro dei suoi successi precedenti e il tentativo di unire denuncia sociale (dal Vangelo allo straniero) e ritornello da spiaggia risulta forzato e confusionario. Un flop rumoroso.

28. Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” (ore 01.10)

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Enrico Nigiotti possiede una scrittura viscerale e una vocalità ruvida che spesso fanno centro, ma stasera “Ogni volta che non so volare” è rimasta incollata a terra. L’interpretazione è apparsa sforzata, a tratti urlata più che cantata, perdendo quella genuinità ruvida che è il suo marchio di fabbrica. Il pezzo risulta anonimo e l’esibizione non è riuscita a trasmettere la carica emotiva che serviva per risvegliare l’Ariston all’una di notte.

29. Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta” (ore 01.16)

  • Voto: 4,5

  • Il giudizio del Direttore: L’indie puro e sognante fa fatica a trovare la sua dimensione in una finale così accesa. “La felicità e basta” è un brano zuccheroso e rarefatto che, dopo ore di spettacolo, risulta semplicemente soporifero. L’incastro delle voci, dal vivo, è parso debole e a tratti impreciso. Un’esibizione sussurrata che scompare completamente nel calderone della gara, lasciando dietro di sé solo tanta noia. Inadeguati al contesto.

30. Eddie Brock – “Avvoltoi” (ore 01.22)

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Chiudere la gara di Sanremo è un onere pesantissimo, e stasera Eddie Brock ne è rimasto schiacciato. “Avvoltoi” è un brano che vorrebbe essere graffiante ma risulta solo fastidiosamente ripetitivo e privo di una reale costruzione melodica. L’esibizione dal vivo ha evidenziato tutti i limiti del pezzo e di un’interpretazione poco incisiva, che non ha lasciato minimamente il segno. Una chiusura dimenticabile per una gara altrimenti di altissimo livello.


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Scritto da Giuseppe Currado
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