Ultimo arriva al cinema con “Tutto”: la recensione del film concerto

Ultimo arriva al cinema con “Tutto”: la recensione del film concerto

Era da parecchio tempo che non andavo al cinema e il fatto che a farmici tornare sia stato un film musicale, nato dalla registrazione di un concerto, è già di per sé un elemento che dice qualcosa sul rapporto che ancora oggi la musica riesce a costruire con il proprio pubblico.

Ad attirare la mia attenzione, entrando in sala, è stata infatti la presenza di moltissimi ragazzi, la quasi totalità tra i venti e i venticinque anni o anche più giovani. Una fascia di pubblico che magari al cinema non va così frequentemente e che forse deve ancora avvicinarsi a questo luogo, scoprendolo poco alla volta.

Quella sera, però, erano tutti lì per Ultimo.

È proprio il pubblico il vero perno intorno al quale ruota il film.

Non tanto perché sia semplicemente presente nelle immagini del concerto, piuttosto perché il rapporto tra Ultimo e la sua gente diventa il vero filo conduttore di tutto il progetto.

È qualcosa che emerge già dalla scelta di come raccontare il concerto.

Il film non si costruisce infatti attraverso grandi quantità di backstage, racconti aggiunti o elementi pensati per creare una narrazione parallela rispetto a quello che è successo sul palco. Il concerto viene quasi spogliato di tutto ciò che non è strettamente necessario e il focus rimane principalmente su due elementi: Ultimo e le persone che sono lì ad ascoltarlo.

È una scelta che, personalmente, ho trovato particolarmente coerente con il modo in cui Ultimo vive i suoi concerti.

Il montaggio di Gianluca Conca riesce infatti a restituire molto bene la sensazione di essere dentro quello spazio. In alcuni momenti mi è sembrato quasi di essere tornata nel prato di un suo concerto e non di trovarmi seduta sulla poltrona di un cinema.

È forse proprio questa la difficoltà maggiore quando si decide di portare un concerto sul grande schermo: riuscire a mantenere quella dimensione collettiva che dal vivo nasce dalla presenza contemporanea di migliaia di persone.

Nel caso di Ultimo, questa dimensione è particolarmente importante.

Avendolo visto live più volte in diversi tour negli stadi, c’è infatti un elemento che continua a colpirmi ogni volta: il senso di appartenenza che è riuscito a creare con il suo pubblico.

Non si tratta soltanto del rapporto tra un cantante e le persone che acquistano i suoi biglietti.

C’è qualcosa di più vicino alla sensazione di riconoscersi reciprocamente, di condividere un linguaggio e soprattutto un modo di vivere le canzoni.

Questo, secondo me, spiega anche perché un ragazzo scelga di andare al cinema a vedere un concerto già vissuto, o comunque un’esperienza che potrebbe pensare di recuperare in altri modi.

Il biglietto del cinema, tra l’altro, ha un costo superiore rispetto a quello di un normale film.

Eppure quelle persone erano lì.

Perché probabilmente non stanno comprando soltanto la possibilità di rivedere Ultimo sullo schermo. Stanno comprando la possibilità di sentirsi ancora una volta parte di qualcosa.

Questo è uno degli aspetti che il film riesce a rendere maggiormente attraverso le immagini del pubblico. Gran parte dello spazio viene infatti lasciato proprio alle persone che cantano, si emozionano, si abbracciano e seguono ogni parola delle canzoni.

Il concerto non viene quindi raccontato soltanto dal punto di vista di chi sta sul palco, ma anche attraverso quello di chi lo sta vivendo dall’altra parte.

E questo permette di comprendere meglio anche la dimensione del successo di Ultimo.

Se si guardano soltanto i numeri di un concerto si rischia di perdere una parte importante di quello che sta accadendo.

Il numero di persone presenti racconta la grandezza dell’evento, ma non racconta necessariamente il motivo per cui quelle persone hanno scelto di esserci.

Qui invece il film prova proprio a mostrare quel motivo.

Le canzoni diventano il punto attraverso cui migliaia di persone si riconoscono e il pubblico, con il suo modo di cantarle, finisce per diventare quasi una parte dello spettacolo stesso.

La scelta più efficace e coerente rimane una: la presenza di pochissimo backstage.

Il film è concentrato quasi interamente sul concerto e non sente la necessità di raccontare quello che succede dietro le quinte.

Non ci sono grandi parentesi costruite per mostrare un Ultimo diverso da quello che il pubblico conosce sul palco.

E, considerando il modo in cui lui vive i suoi concerti, penso che sia una scelta che funziona.

Ultimo durante i suoi live parla poco, quasi nulla, lascia che siano soprattutto le canzoni a parlare per lui e che sia il rapporto con il pubblico a costruirsi attraverso quelle.

Il film fa sostanzialmente la stessa cosa.

Non aggiunge continuamente spiegazioni a ciò che sta succedendo, ma lascia che siano le immagini, la musica e soprattutto le reazioni delle persone a raccontare quello che sta accadendo.

É  forse proprio questa coerenza tra il modo in cui Ultimo vive i suoi concerti e il modo in cui il film sceglie di raccontarli a renderlo un progetto che funziona.

Non serve aggiungere qualcosa che sul palco non c’era già, perché il punto non è raccontare un Ultimo diverso da quello che il suo pubblico conosce. È portare al cinema quella stessa esperienza, mantenendo al centro le canzoni e soprattutto le persone che le vivono.

Il risultato ottenuto nelle sale sembra confermare quanto questo rapporto sia ormai diventato una parte fondamentale della sua dimensione artistica. 

Il film ha infatti conquistato il primo posto al box office nella prima giornata di programmazione nelle sale italiane diventando il miglior esordio di un concerto al cinema.

Alla fine, quindi, forse il dato più interessante non è nemmeno il numero di biglietti venduti, seppur rimanga un dato impressionante.
È che un’esperienza nata per essere vissuta sotto un palco sia riuscita a trovare la stessa dimensione anche dentro una sala cinematografica.

Autore

  • Alice Fontana

    Alice Fontana è una giovane autrice e appassionata di cultura, televisione e musica. La scrittura è il canale attraverso il quale cerca di capire e raccontare il mondo.
    Il suo interesse spazia dall’arte in tutte le sue forme, al mondo dell’intrattenimento, fino alla musica.
    Su Mondotv24 racconta ciò che accade tra tv e musica, cercando nelle storie dello spettacolo anche uno spazio per riflettere sulla società e sulle persone.