Il bilancio dopo le prime due puntate di “Come ti leggo – Page à Vu” mette in luce un programma che si muove in un limbo stimolante ma rischioso. Sonia Bruganelli ha confezionato un prodotto molto personale, che si distacca nettamente dal ruolo di opinionista tagliente a cui aveva abituato il pubblico.

L’ambizione e il “Vibe” alla Bonolis
È impossibile non notare nelle prime due puntate una forte influenza di formule televisive del passato, in primis Il senso della vita di Paolo Bonolis. L’idea di usare elementi esterni (lì le foto, qui i libri) per psicanalizzare l’ospite VIP è un’ottima intuizione. La Bruganelli dimostra un’autentica empatia e una conduzione più morbida, accogliente e centrata rispetto al passato. Riesce a far abbassare le difese a personaggi polarizzanti (da Giulia Salemi nella prima puntata a Taylor Mega nella seconda).

Lo spazio affidato a Jonas

Nel programma “Come ti leggo – Page à Vu“, condotto da Sonia Bruganelli su Italia 1, Matteo “Jonas” Pepe ricopre un ruolo artistico e narrativo centrale, che segna una netta evoluzione nel suo percorso televisivo.
Il suo compito principale è quello di interpretare i monologhi e leggere intensamente, davanti agli ospiti in studio, i brani e i passaggi chiave dei libri scelti dall’Intelligenza Artificiale per descrivere il vissuto dei VIP.
Insieme alla Bruganelli, Jonas contribuisce a guidare il flusso della puntata, trasformando le parole scritte in veri e propri quadri teatrali.
Il fattore Intelligenza Artificiale e la Performance
L’inserimento dell’IA per tracciare i profili psicologici e l’uso di quadri coreografici e monologhi (come quelli di Matteo Jonas Pepe) sono esteticamente curati, ma a tratti spezzano troppo il ritmo. C’è una leggera sovrastruttura: in seconda serata su Italia 1, il pubblico cerca immediatezza. A volte l’eccesso di linguaggi diversi (musica live, ballo, tecnologia, monologhi) rischia di distogliere l’attenzione dalla conversazione principale.
Dopo due puntate, “Come ti leggo” si rivela un esperimento nobile ma ancora da calibrare. Ha il grande merito di portare i libri in un contesto pop, ma deve decidere cosa vuole essere “da grande”: se un vero e proprio viaggio letterario pop o un classico talk show emotivo mascherato da salotto culturale. La strada è interessante, ma il format ha bisogno di trovare un equilibrio più solido tra l’intrattenimento leggero e la profondità intellettuale che promette nel titolo.
In conclusione, al di là dei numeri e delle inevitabili dinamiche da prima serata..
“Come ti leggo” rappresenta una scommessa vinta in partenza per Sonia Bruganelli. In un panorama televisivo spesso pigro e adagiato su formule collaudate, la conduttrice e produttrice ha dimostrato una tenacia straordinaria nel portare avanti un’idea fortemente personale e controcorrente, sfidando lo scetticismo generale dei puristi e della critica.
La vera forza di Sonia Bruganelli in questa operazione risiede nella sua capacità di evoluzione e nella sua indipendenza. Spogliatasi del ruolo di opinionista tagliente, ha messo a nudo una conduzione accogliente, intima e profondamente empatica, guidata da una passione reale per la lettura. Confezionare un salotto culturale su Italia 1, nobilitando il racconto di personaggi pop attraverso le grandi pagine della letteratura, è un atto di coraggio editoriale che restituisce alla televisione la sua funzione più bella: quella di sperimentare e rischiare. Con questa trasmissione, la Bruganelli non ha solo firmato un programma, ma ha rivendicato con orgoglio la propria identità autoriale, dimostrando che con la determinazione si possono abbattere i cliché e tracciare strade del tutto nuove.

