Scott Hall: un ricordo dell’Outsider rivoluzionario del mondo del wrestling

Scott Hall: un ricordo dell’Outsider rivoluzionario del mondo del wrestling

15 Marzo 2022 0 Di Redazione

La prematura dipartita di Scott Hall ha rappresentato un brutto colpo per gli amanti del wrestling, in particolare per quelli che sono cresciuti negli anni ’90 e hanno potuto ammirare le qualità di un atleta unico. Il Bad Guy lascia un’enorme eredità alla nostra cara disciplina, essendo stato un elemento chiave dell’era in cui il dualismo tra WWF e WCW ha permesso al wrestling di raggiungere una popolarità mai vista prima.

Non è un caso che la sua uscita dal giro che conta, con sporadici e purtroppo non memorabili ritorni, abbia coinciso con un crollo progressivo e inarrestabile degli ascolti; atleti come lui erano infatti in grado di fornire input importanti atti a migliorare non sono la sua carriera, ma anche quella dei suoi colleghi.

Dopo gli stint in AWA, dove ha stretto un’amicizia fraterna col compianto Curt Hennig, e WCW, dove lo abbiamo visto per la prima volta in compagnia di Kevin Nash, Scott è approdato in WWF con una gimmick apparentemente marcata e monodimensionale, quella del riccone portoricano che si gode la bella vita negli States. Hall ha aggiunto il suo tocco, personalizzando il più possibile il suo character, ed ecco che è nato Razor Ramon, uno degli alfieri della cosiddetta New Generation. Il suo debutto è arrivato proprio nel periodo in cui, in seguito allo scandalo steroidi, la WWF si è trovata costretta ad allontanare alcuni dei suoi wrestler di punta, Ultimate Warrior e British Bulldog su tutti, e ad affidare il titolo massimo a Bret Hart. Proprio Ramon è stato uno dei primi a far tremare i fan di The Hitman, arrivando vicinissimo alla conquista della cintura durante un gran match alla Royal Rumble. Razor si è guadagnato il rispetto dei fans grazie a prestazioni solidissime e a una simpatia innata, e così la WWF si è trovata quasi costretta a turnarlo face e a tenerlo quasi sempre nel giro che conta.

Non sorprende, dunque, che quando è arrivato il momento di far finalmente diventare mainstream un concept in grado di rivoluzionare il wrestling, la compagnia di Stamford si sia affidata a due eccezionali performer come Shawn Michaels e Razor Ramon. Sto parlando, ovviamente, del ladder match andato in scena a Wrestlemania X, padre di tutti i successuvi incontri con la scala, varianti comprese. Se oggi possiamo goderci TLC, Money In The Bank, Full Metal Mayhem e così via, lo dobbiamo soprattutto a Hall e Michaels, che quella sera non hanno commesso il minimo errore e hanno mostrato le infinite possibilità offerte da questa particolare stipulazione. Shawn e Scott sono stati, inoltre, tra i protagonisti di una delle primissime rotture della kayfabe, il famigerato incidente del Madison Square Garden in cui quattro amici fraterni hanno messo da parte le loro rivalità on screen per abbracciarsi di fronte a un pubblico incredulo. Il Bad Guy, sempre attento a muoversi sul “filo del rasoio” tra finzione e realtà, per una volta si è lasciato andare, mettendo al primo posto i sentimenti rispetto al suo lavoro, e creando quasi inconsapevolmente un altro momento che è passato alla storia.

Solitamente, il debutto di una società affermata in un’altra federazione avviene attraverso uno schema ampiamente collaudato: si punta tutto sull’effetta sorpresa e sull’euforia del momento, per poi inserire il nuovo arrivato in una storyline già in corso o facendogli iniziare una nuova rivalità (se si tratta di un grande nome, probabilmente andrà per il titolo nel giro di qualche setttimana/mese). Scott Hall è stato rivoluzionario anche in questo: il suo debutto è stato clamoroso, ma non fine a sé stesso, in quanto l’atleta ha subito rivelato di essersi presentato in WCW con un preciso scopo e con un misterioso mandante. Da allora, ogni sua apparizione ha contribuito a creare un hype immenso, e l’atleta è stato abile a non chiudere, fino all’ultimo, la porta a un possibile coinvolgimento della sua ex federazione, che secondo le speculazioni del tempo, lo avrebbe mandato a distruggere la compagnia rivale. Insomma, in quel momento, l’ex Razor Ramon ha rappresentato l’Outsider per eccellenza, lo straniero arrivato da lontano e disposto a tutto pur di far crollare l’impero costruito da Ted Turner. Il Bad Guy ha poi aperto le porte al debutto di Kevin Nash, sconvolgente ma meno memorabile, e infine alla nascita del new World order, la stable che ha cambiato per sempre il volto del wrestling, e che ha permesso alla WCW di vincere la battaglia degli ascolti per ben 83 settimane. Se l’ nWo ha favorito la sospensione dell’incredulità, sembrando così reale agli occhi del pubblico, lo dobbiamo soprattutto a un Hall particolarmente ispirato.

La sua creatività, d’altronde, ha dato origine al radicale cambiamento di Sting, che ha adottato la gimmick oscura e ispirata al Corvo proprio su consiglio di Scott, la cui geniale intuizione ha di fatto permesso al collega di rimanere sulla cresta dell’onda per altri vent’anni. Il Bad Guy ha sempre messo la sua saggezza al servizio del business e degli altri, ma non si è mai dimenticato di lavorare su sé stesso, riscrivendo il concetto di cool heel. Era capitato già in passato che un cattivo suscitasse le simpatie del pubblico, ma fino a quel momento non si era mai visto un villain in grado di cercare volontariamente il supporto dei fans e riceverlo, salvo poi farsi nuovamente odiare qualche minuto dopo, quando sorgeva il bisogno di mandare over il face di turno. Il pubblico pendeva letteralmente dalle sue labbra quando arrivava il momento del sondaggio, dal quale il new World order usciva sempre vincitore, con Hall che diceva “One more for the good guys!”. Questa catchphrase è seconda solo a “Hey, yo!”, che con la sua semplicità, accompagnata dalla teatralità di Scott, che spendeva diversi secondi prima di pronunciarla, è passata giustamente alla storia. Non a caso, Hulk Hogan ha detto di lui: “He is the guy that made it cool to be the bad guy”, e sono stati tanti I wrestler che negli anni successivi hanno preso ispirazione dagli atteggiamenti di un wrestler che non ha avuto bisogno di un titolo massimo per lasciare il segno.

Hard work pays off. Dreams come true. Bad times don’t last. But Bad Guys do!

Alessandro Bogazzi

 

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