Sanremo 2026, le pagelle della terza serata: i voti in diretta ai Big

Sanremo 2026, le pagelle della terza serata: i voti in diretta a Big e Nuove Proposte

Il giro di boa è arrivato. Carlo Conti dà il via alla terza serata del Festival di Sanremo 2026. Tra conferme, delusioni e l’energia dei debuttanti, ecco i nostri giudizi spietati e i voti in tempo reale alle esibizioni dell’Ariston. In questo articolo trovi le Pagelle terza serata Sanremo 2026 con tutte le valutazioni più aggiornate.

La maratona sanremese non conosce sosta. Archiviate le prime due infuocate puntate, il Festival di Sanremo 2026 affronta lo snodo cruciale della terza serata di giovedì 26 febbraio. Sul palco, pronti a sottoporsi al giudizio incrociato del Televoto e della Giuria delle Radio, ci sono i restanti 15 Big in gara, affiancati dalle ultime Nuove Proposte a caccia della finale.

Chi ha retto l’emozione e chi è stato tradito dall’orchestra? Chi volerà in cima alla Top 5 e chi sprofonderà in fondo alla classifica? La nostra redazione ha i taccuini aperti: nessun favoritismo, solo pura analisi musicale.

Aggiorneremo questo articolo in tempo reale esibizione dopo esibizione. Ricaricate la pagina per leggere i nuovi voti del nostro Direttore!


LE PAGELLE DEI BIG IN GARA

(L’elenco è pronto nel corretto ordine d’uscita)

Maria Antonietta & Colombre

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Nessuna sorpresa, e purtroppo non in senso positivo. Da una coppia cantautorale di questo tipo era lecito aspettarsi una scintilla, un guizzo creativo capace di spaccare la liturgia sanremese. Invece ci ritroviamo davanti a un brano decisamente “niente di che”, che scivola via senza graffiare o lasciare la minima traccia. L’esibizione finisce inesorabilmente per risultare piatta e, diciamolo senza mezzi termini, noiosa. Manca l’incisività, manca l’emozione, manca del tutto la voglia di osare su un palco che invece esige personalità. Un’occasione sprecata.

Leo Gassmann

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Dopo la delusione precedente, ci pensa Leo Gassmann a rialzare le sorti della gara e a portare una meritata ventata di leggerezza. Il suo brano è bello, fresco e ha un respiro decisamente contemporaneo che funziona al primo ascolto. Ma la vera differenza la fa lui sul palco: canta benissimo, con una padronanza vocale e una presenza scenica davvero notevoli. Tiene l’Ariston alla grande, senza strafare, dimostrando una maturità artistica che cresce anno dopo anno. Bravo Leo, un 7 pienamente meritato per un’esibizione solida, luminosa e convincente.

Malika Ayane

  • Voto: 6,5

  • Il giudizio del Direttore: La classe non è acqua, e in questo caso l’interprete fa davvero la differenza. Malika porta sul palco dell’Ariston la sua inconfondibile eleganza e regala tantissimo brio a un’esibizione che vive soprattutto della sua luce. La vocalità è impeccabile, sicura e magnetica, ma a livello puramente musicale e compositivo era lecito aspettarsi molto di più da un’artista del suo calibro. Il brano fa il suo dovere, ma manca di quel guizzo d’autore capace di lasciare un graffio indelebile in questa edizione. Un 6,5 che premia la fuoriclasse al microfono, ma lascia un po’ di amaro in bocca per la scrittura del pezzo.

Sal Da Vinci

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Il mestiere e il carisma sul palco dell’Ariston fanno la differenza, e questa esibizione ne è la prova lampante. Il brano, a voler essere oggettivi, è strutturalmente scarso e privo di un reale mordente, ma l’interprete ci sa fare e capovolge la situazione. Canta con una grande intensità, riuscendo a far risaltare e a dare un’anima a un pezzo che altrimenti scivolerebbe via inosservato. Un 7 che premia esclusivamente la forza della performance e la capacità dell’artista di caricarsi l’intera esibizione sulle spalle con pura maestria.

Raf

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Il giudizio del Direttore: Un ritorno all’Ariston che lascia l’amaro in bocca. Con il suo innegabile talento, l’esperienza e una voce che ha fatto la storia della nostra musica, Raf dovrebbe e potrebbe scegliere brani decisamente migliori per affrontare una gara del genere. Invece, sembra ricascare nello stesso errore: è il secondo pezzo sbagliato che porta a Sanremo. La canzone non decolla, scivola via senza lasciare il segno e, soprattutto, non valorizza minimamente le sue doti interpretative. Un’insufficienza che brucia, perché da un nome del suo calibro ci si aspetta molto, molto di più.

Tredici Pietro

  • Voto: 6,5

  • Il giudizio del Direttore: Una piacevolissima sorpresa che rialza il livello emotivo della serata. Tredici Pietro si presenta sul palco dell’Ariston con un brano davvero intenso, dimostrando una maturità artistica e una profondità di scrittura che forse in molti non si aspettavano. Il pezzo mi piace molto: è vero, viscerale e interpretato con la giusta dose di urgenza. Niente fronzoli, solo l’essenza di un messaggio che arriva dritto al punto. Un 6,5 strameritato per una proposta coraggiosa che funziona alla grande.

Francesco Renga

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Finalmente il ritorno che aspettavamo. Francesco Renga si è decisamente ripreso la scena e lo ha fatto nel modo migliore possibile: tornando a fare il Renga. Il brano sembra cucitogli addosso, rassicurante e perfettamente nelle sue corde, permettendogli di sfoderare di nuovo quelle note alte e potenti che sono da sempre il suo inconfondibile marchio di fabbrica. Una performance solida e vocalmente ineccepibile che riaccende l’entusiasmo dell’Ariston. Bentornato Francesco, ci eri mancato.

Eddie Brock

  • Voto: 3

  • Il giudizio del Direttore: Una bocciatura netta e senza appello. Eddie Brock viene inesorabilmente rimandato. La canzone è, senza troppi giri di parole, brutta: manca di mordente, di originalità e scivola via senza lasciare la minima traccia sul palco dell’Ariston. Stop, onestamente c’è davvero poco altro da dire o da analizzare di fronte a un pezzo e a un’esibizione così deboli. Un passaggio a vuoto totale che chiude il discorso sul nascere.

Serena Brancale

  • Voto: 6,5

  • Il giudizio del Direttore: Un’esibizione dolcissima e vocalmente ineccepibile. Serena Brancale conferma di avere un talento cristallino: canta benissimo, con una tecnica e una sfumatura timbrica che accarezzano l’Ariston. Tuttavia, se l’interprete è da applausi, il pezzo non riesce a decollare del tutto. Alla canzone manca decisamente un po’ di brio, quell’accelerazione o guizzo ritmico che le avrebbe permesso di fare il vero salto di qualità in questa gara. Un 6,5 strameritato per la voce e l’eleganza, ma resta il rammarico per una base musicale fin troppo placida.

Samurai Jay

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Una canzone bella, fresca e, sorprendentemente, cantata molto bene. Ha già tutte le carte in regola e le sonorità giuste per trasformarsi in un vero e proprio tormentone, una hit estiva garantita. Forse, a voler essere puristi, non è il classico brano da Festival di Sanremo, ma francamente dubitiamo che a Samurai Jay importi molto di questo dettaglio. Il suo obiettivo era portare il suo mondo sul palco dell’Ariston e far muovere la testa, e l’ha centrato in pieno. Un 7 tutto ritmo e zero paranoie.

Arisa

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: La classica, e bellissima, magia del secondo ascolto sanremese. Se al debutto il brano poteva aver lasciato qualche incertezza o non essere arrivato in modo immediato, con questo riascolto la prospettiva cambia radicalmente. La canzone cresce, acquista spessore e convince decisamente di più, svelando un potenziale che martedì era rimasto nascosto. Arisa, con la sua vocalità sempre impeccabile e avvolgente, fa il resto, prendendo per mano una melodia che aveva solo bisogno di un giro in più sul palco per farsi apprezzare appieno. Promossa.

Michele Bravi

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Un’attesa vana. Michele Bravi ci ha abituati a ben altre intensità emotive e a performance capaci di scavare nell’anima, ma questa volta il brano rimane incastrato in un limbo perenne. La canzone scorre, l’atmosfera si crea, ma il difetto strutturale è troppo evidente: non esplode mai. Manca quel graffio, quell’apice vocale o musicale capace di scuotere l’Ariston e giustificare l’intera esibizione. Resta un pezzo piatto, che si consuma lentamente senza mai accendersi davvero. Un’insufficienza che penalizza un’occasione mancata, perché da un talento come il suo pretendiamo sempre il brivido.

Luchè

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Un voto che fotografa una difficoltà oggettiva sul palco dell’Ariston. Ammettiamolo: al secondo ascolto il brano cresce leggermente e siamo pronti a scommettere che la versione registrata in studio funzionerà benissimo sulle piattaforme streaming. Ma Sanremo è la prova del nove dal vivo, e in questo contesto il pezzo rende purtroppo pochissimo. Cantare accompagnati dall’orchestra sinfonica, per chi viene dal mondo rap e urban, è un’impresa difficilissima, una vera e propria trappola tecnica in cui stasera Luchè è inevitabilmente caduto. L’energia originale si disperde e l’impatto frontale svanisce tra gli archi. Un’insufficienza figlia del contesto teatrale, non della bontà del progetto in sé.

Mara Sattei

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Un salto di qualità netto ed evidente. Molto meglio rispetto al debutto della prima serata, dove forse l’emozione aveva giocato un piccolo scherzo. Stasera Mara Sattei si è presa il palco dell’Ariston sfoggiando una performance vocale semplicemente perfetta, pulita e ricca di sfumature. La sua voce brilla e valorizza al massimo una canzone che, ascolto dopo ascolto, mi piace sempre di più per la sua eleganza e costruzione. Un 7 pieno per un’esibizione impeccabile che la rilancia con forza in questa competizione.

Sayf

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Un esordio su questo palco non è mai facile, ma Sayf porta a casa la sufficienza facendo davvero una gran bella figura. Non strafà, mantiene il controllo e l’esibizione scorre liscia. Il brano, poi, ha un pregio innegabile, fondamentale nell’era dello streaming e delle radio: il ritornello ti si piazza in testa fin dal primo ascolto e non ne esce più. Magari non sarà il pezzo più complesso del Festival, ma ha centrato in pieno l’obiettivo di farsi canticchiare. Efficace.


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Scritto da Giuseppe Currado