Sanremo 2026, le pagelle della seconda serata: i voti in diretta a Big e Nuove Proposte

Sanremo 2026, le pagelle della seconda serata: i voti in diretta a Big e Nuove Proposte

La gara si infiamma all’Ariston. Carlo Conti dà il via alla seconda serata del Festival di Sanremo 2026. Tra grandi ritorni, duetti inaspettati e l’emozione dei debuttanti, ecco i nostri giudizi spietati e i voti alle esibizioni.

La prima maratona è andata, ma il Festival di Sanremo 2026 non fa sconti a nessuno. Questa seconda serata di mercoledì 25 febbraio porta sul palco non solo la prima metà dei Big che devono riproporre o far debuttare il loro brano (15 artisti in totale), ma accende i riflettori anche sul futuro della musica italiana: la gara delle Nuove Proposte.

Chi reggerà la pressione dell’Ariston? Chi farà il salto di qualità e chi, invece, crollerà sotto il peso dell’orchestra? La nostra redazione, capitanata dal Direttore, è pronta con la penna rossa e blu. Nessuno sconto, solo pura e cruda analisi musicale.

Aggiorneremo questo articolo in tempo reale esibizione dopo esibizione. Aggiornate la pagina per leggere i nuovi voti!

LE PAGELLE DELLE NUOVE PROPOSTE (GIOVANI)

(Pronti da riempire non appena scendono le scale)

1. Niccolò

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Rompere il ghiaccio sul palco dell’Ariston all’inizio della seconda serata è un’impresa da far tremare i polsi a chiunque, figuriamoci a un giovane debuttante. Niccolò affronta la temibile platea con la giusta dose di coraggio e porta a casa un’esibizione pulita e senza sbavature evidenti. Il pezzo c’è e lui dimostra una buona padronanza vocale, anche se forse manca ancora quel “graffio” identitario capace di farti saltare sulla sedia al primo ascolto. Una sufficienza piena, onesta e di incoraggiamento per aver domato l’emozione. Bravo, ma in futuro si può e si deve osare di più.

2. Blind, El Ma & Soniko

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Quando unisci tre anime artistiche diverse su un palco così imponente e insidioso, il rischio dell’effetto “minestrone” è sempre dietro l’angolo. E purtroppo, stasera, la trappola è scattata in pieno. Blind, El Ma e Soniko portano all’Ariston un’esibizione confusa, caotica e priva di una vera e solida direzione musicale. Invece di unire le forze per creare una chimica esplosiva, le loro attitudini sembravano viaggiare su binari paralleli, finendo per sovrastarsi a vicenda senza mai amalgamarsi davvero. Un esperimento che non convince, non arriva al pubblico e si perde in un rumore di fondo dimenticabile. Bocciatura inevitabile.

3. Angelica Bove

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: La grana vocale di Angelica Bove è di quelle che non si dimenticano facilmente: intensa, profonda, venata di una malinconia che solitamente buca lo schermo. Eppure, questa sera sul palco dell’Ariston, la magia è scattata solo a metà. Il brano non sembra darle lo slancio necessario per far esplodere tutto il suo innegabile potenziale emotivo, lasciando l’esibizione un po’ col freno a mano tirato. Si porta a casa una sufficienza meritata per manifesta superiorità timbrica e per l’eleganza, ma da un talento del genere è lecito, anzi doveroso, pretendere il brivido lungo la schiena. Un 6 di stima.

4. Mazzariello

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Il palco dell’Ariston è un mostro che non fa sconti, specialmente quando si tratta delle Nuove Proposte, e stasera Mazzariello ne ha purtroppo pagato il dazio. L’esibizione è scivolata via in modo fin troppo anonimo, priva di quel mordente necessario per farsi ricordare in una kermesse televisiva e musicale così competitiva. Il brano risulta debole, a tratti acerbo, e la sua presenza scenica è sembrata quasi intimorita dall’imponenza dell’orchestra e dalla platea. Manca un’identità forte, manca il graffio. Un’insufficienza chiara: a Sanremo non basta partecipare, bisogna azzannare il palco.


LE PAGELLE DEI BIG IN GARA

(L’elenco è pronto con i 15 nomi confermati. Li sposteremo in base all’ordine di uscita man mano che la serata avanza)

Patty Pravo

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: C’è un limite sottile tra il mito e l’ostinazione, e purtroppo stasera Patty Pravo lo ha valicato nel modo più doloroso. Il brano, che sulla carta vorrebbe essere un’elegia sofisticata, si rivela un vestito troppo pesante per una voce che ormai fatica a trovare l’appoggio e l’intonazione. L’esibizione è apparsa fragile, a tratti quasi smarrita, con l’orchestra costretta a rincorrere un’artista che sembrava viaggiare su una frequenza tutta sua, lontana dalla tonalità corretta. Fa male dirlo a un’icona della nostra musica, ma la nostalgia non può bastare a giustificare una performance così deficitaria sotto ogni profilo tecnico. Una caduta di stile che lascia l’amaro in bocca.

LDA e Aka 7even

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Dopo il grigiore della performance precedente, ecco finalmente una scarica di adrenalina pura. LDA e Aka 7even portano all’Ariston un brano che profuma di contemporaneità e radiofonia, ma senza rinunciare alla qualità. L’esibizione è un concentrato di freschezza: i due ragazzi si mangiano il palco con una complicità naturale e, cosa non scontata, dimostrano una dote rara oggi: il bel canto. Le voci si intrecciano senza sbavature, mantenendo un’intonazione solida anche nei passaggi più ritmati. È il pop che funziona, quello fatto bene, che non ha bisogno di artifici per arrivare dritto all’obiettivo. Una ventata d’aria fresca che scuote la gara.

Enrico Nigiotti

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Enrico Nigiotti torna sul palco che lo ha consacrato, ma lo fa con il freno a mano tirato. Il brano è nel suo stile classico, una ballata onesta e ben scritta, ma manca quel guizzo emotivo o quella variazione melodica capace di elevarlo sopra la media delle sue produzioni precedenti. L’esibizione vocale è sicura, Nigiotti sa come si sta all’Ariston, ma da un artista della sua caratura e con la sua capacità di emozionare era lecito aspettarsi qualcosa di più graffiante. Una sufficienza che sa di “compitino” ben eseguito: doveva e poteva fare meglio per lasciare davvero il segno in questa seconda serata.

Tommaso Paradiso

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Se ieri il brano poteva sembrare un classico esercizio di stile “alla Paradiso”, stasera la prospettiva cambia radicalmente. È la classica canzone che, al secondo ascolto, ti entra prepotentemente in testa e non ti abbandona più. Tommaso Paradiso porta sul palco una sicurezza da veterano e un’esibizione vocale che stasera è apparsa molto più calda e a fuoco. Il brano ha un hook micidiale e una costruzione melodica che lo candida ufficialmente a diventare uno dei tormentoni radiofonici più forti di questo Festival. Una rivalutazione meritata: la forza della semplicità, quando è fatta bene, vince sempre.

Elettra Lamborghini

  • Voto: 4,5

  • Il giudizio del Direttore: Non ci siamo. Se l’obiettivo era portare una ventata di spensieratezza, il risultato stasera è apparso decisamente debole e fuori fuoco. Il brano è molto “così così”, una struttura piatta che non decolla mai e che manca di quel mordente pop necessario per farsi ricordare in una gara come questa. L’esibizione vocale, purtroppo, non aiuta: Elettra appare incerta e la performance scivola via senza lasciare traccia, se non quella di un’occasione sprecata. Il carisma scenico da solo non può reggere il peso di una canzone che non c’è. Bocciata.

Ermal Meta

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Ci sono brani che hanno bisogno di tempo per essere metabolizzati e quello di Ermal Meta è uno di questi. Dopo un primo ascolto che aveva lasciato qualche perplessità, stasera ho rivalutato questa canzone: la struttura si rivela più solida del previsto e alcune sfumature dell’arrangiamento, tipiche della sua scrittura raffinata, iniziano finalmente a emergere. L’esibizione vocale è stata come sempre impeccabile e corretta, senza particolari picchi ma estremamente funzionale al pezzo. Resta una performance che non grida al miracolo rispetto ai suoi standard passati, ma la sufficienza è ampiamente meritata per un brano che, piano piano, sta trovando la sua strada.

Levante

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Niente da fare, non è cambiata la mia idea su questa proposta. Nonostante il carisma e l’indubbia presenza scenica che Levante mette in ogni sua apparizione, il brano continua a sembrarmi debole, privo di quel mordente e di quella forza comunicativa a cui ci aveva abituato in passato. Anche stasera l’esibizione è apparsa forzata, quasi a voler nascondere dietro l’interpretazione una scrittura che non decolla mai e che gira a vuoto. Resta una performance che non lascia il segno e che scivola via senza emozionare. Un’insufficienza che conferma le perplessità del debutto.

Bambole di Pezza

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Semplicemente perfette. Le Bambole di Pezza portano sul palco dell’Ariston una scarica di adrenalina e attitudine rock che mancava terribilmente a questa gara. Il brano è bellissimo, potente, con un inciso che ti spettina fin dalle prime note e una struttura musicale solidissima. L’esibizione è stata impeccabile: nessuna sbavatura, un’intesa travolgente e una padronanza del palco da veterane. Sono fresche, autentiche e hanno dimostrato che si può fare del grande rock anche in un contesto pop senza perdere un briciolo di identità. Il miglior momento della serata finora. Chapeau!

Chiello

  • Voto: 3

  • Il giudizio del Direttore: Niente. Non c’è altro modo per descrivere un’esibizione che è stata un vuoto pneumatico dall’inizio alla fine. Se l’obiettivo era la provocazione o l’anticonformismo, il risultato è stato solo un’accozzaglia di suoni e una performance vocale totalmente assente, piatta e priva di qualsiasi direzione. Il brano non perviene, l’emozione non esiste e la presenza scenica è parsa svogliata, quasi irritante per un palco come quello di Sanremo. Un’occasione sprecata in modo clamoroso. È, senza ombra di dubbio, il punto più basso toccato in questa seconda serata. Non classificabile.

J-Ax

  • Voto: 6,5

  • Il giudizio del Direttore: J-Ax conferma di avere la ricetta magica per le orecchie del grande pubblico. Il brano è un concentrato di ritmo e furbizia compositiva che ha già il destino segnato: lo sentiremo ovunque nei prossimi mesi. L’esibizione è solida, condotta con l’esperienza di chi sa esattamente come gestire l’Ariston senza farsi schiacciare dal peso dell’orchestra. Non sarà forse il pezzo più profondo della kermesse, ma la sua efficacia è indiscutibile. Un 6,5 meritato per la capacità di confezionare quello che, con ogni probabilità, diventerà la prima vera hit estiva nata da questo Festival. Missione compiuta.

Nayt

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Un netto passo avanti rispetto al debutto. Nayt porta sul palco un brano decisamente intenso, complesso nella scrittura e nelle intenzioni, ma stasera la differenza l’ha fatta l’approccio: è apparso molto più a fuoco e consapevole nell’interpretarla. Se ieri la tensione sembrava aver frenato la fluidità del pezzo, oggi l’artista è riuscito a trasmettere meglio lo spessore del testo, dominando l’emozione e mettendola al servizio della performance. Una sufficienza piena per un’esibizione solida che restituisce giustizia a una proposta coraggiosa.

Fulminacci

  • Voto: 6,5

  • Il giudizio del Direttore: Fulminacci si conferma una garanzia di qualità in questo Festival. Il brano è buono, ben costruito e con quella freschezza cantautorale che è ormai il suo marchio di fabbrica. Lui canta bene, con una pulizia vocale e una naturalezza che lo rendono uno dei più credibili sul palco dell’Ariston. Non cerca l’effetto speciale a tutti i costi, ma punta sulla sostanza di una canzone che arriva dritta al punto. Un’esibizione convincente e un 6,5 ampiamente meritato per un artista che sa abbinare intelligenza e melodia.

Fedez e Marco Masini

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Potenti, intensi, semplicemente travolgenti. Se ieri avevamo avuto un assaggio della loro forza, stasera arriva la conferma definitiva: questa coppia spacca tutto. Il brano è un crescendo emozionale che tocca corde profondissime e la combinazione tra il graffio di Fedez e la vocalità granitica di Masini crea un corto circuito perfetto. Masini, in particolare, dimostra una fame e una padronanza vocale fuori dal comune, dominando l’orchestra e il palco. Dopo questa esibizione, i dubbi svaniscono: sono loro i favoriti assoluti alla vittoria finale. Una performance da brividi.

Dargen D’Amico

  • Voto: 3

  • Il giudizio del Direttore: Ai ai ai, mamma mia… ma cosa abbiamo appena ascoltato? La domanda sorge spontanea e brutale: perché questa canzone è a Sanremo? Se l’intento era quello di portare una sperimentazione alternativa o un divertissement fuori dagli schemi, il risultato è un totale disastro. Il brano appare sconclusionato, privo di una direzione melodica e, a tratti, quasi irritante per la sua vacuità. L’esibizione non ha aiutato, scivolando in una confusione sonora che ha lasciato l’Ariston nel gelo più totale. Un buco nell’acqua clamoroso che non rende giustizia alla storia del Festival. Una bocciatura senza appello: stasera Dargen è rimasto decisamente a casa.

Ditonellapiaga

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Voce solida, cassa dritta e la giusta dose di sfrontatezza. Ditonellapiaga fa esattamente quello che ci si aspetta da lei su questo palco: canta bene, tiene la scena con una sicurezza invidiabile e, soprattutto, fa ballare tutto l’Ariston risvegliandolo all’istante. Ma la vera marcia in più di questa esibizione, quella che fa la differenza, è la polemica che si porta dietro. È un ingrediente fondamentale, l’innesco perfetto che infiammerà i social stanotte e le conferenze stampa di domani mattina. Talento, ritmo e un’attitudine irriverente che buca lo schermo. Promossa su tutta la linea.


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Scritto da Giuseppe Currado
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