Sanremo 2026, il primo ascolto delle canzoni in gara: le pagelle

In queste ore si sono svolte le audizioni dei brani di Sanremo 2026 in anteprima per la stampa. Ma come suonano le nuove canzoni del Festival? A rivelarcelo è il giornalista Nico Donvito nonché direttore del sito Recensiamo Musica che le ha ascoltate di persona. A seguire, le sue pagelle.

Sanremo 2026, le pagelle delle canzoni in gara

Tommaso Paradiso – “I romantici
testo: Tommaso Paradiso, Davide Petrella
musica: Tommaso Paradiso, Davide Simonetta, Davide Petrella

Tommaso Paradiso riporta i romantici a Sanremo, quarantaquattro anni dopo Viola Valentino. Questa volta, però, la dimensione è perfettamente coerente con una produzione più recente: un brano che porta la sua firma riconoscibile, costruito insieme a un team autorale di peso, con Davide Petrella e Davide Simonetta, veri hitmaker della musica italiana contemporanea.

Ed è forse proprio per questo che mi aspettavo qualcosa in più. Non tanto una rivoluzione, quanto un guizzo inatteso, una svolta capace di sorprendere. Invece la canzone fa esattamente ciò che promette: resta dentro i confini del Paradiso che conosciamo, senza rischiare davvero. Il che, va detto, è comunque fatto molto bene. C’è verità in questo debutto sanremese atteso da anni e finalmente diventato realtà.

Il risultato è una dedica d’amore sincera, molto cantautorale, che non brilla per originalità ma colpisce per mestiere e per cuore. Una dose piena di scuola romana, con qualche eco che rimanda a Dalla e qualche intuizione melodica che strizza l’occhio a “Le tasche piene di sassi” di Jovanotti. Non è un brano che spiazza, ma è uno di quelli che funzionano. Voto 7

Malika Ayane – “Animali notturni

testo: Malika Ayane, Edwyn Roberts, Stefano Marletta
musica: Giordano Cremona, Luca Faraone, Stefano Marletta, Federico Mercuri, Edwyn Roberts

E qui, invece, c’è sia guizzo che gusto. Una Malika nuova, sorprendente, quella che torna a fare capolino sul palco dell’Ariston. E lo dico con sincerità: da un’artista che ha già attraversato diversi Sanremo, mi sarei aspettato tutt’altro. Qualcosa di più prevedibile, magari più “comodo”. E per fortuna non è affatto così. Malika osa. Si mette in discussione con la naturalezza di chi, tecnicamente, non ha più nulla da dimostrare.

Proprio per questo può permettersi il lusso più raro: mostrarci un lato inedito di sé. Pesca a piene mani dagli anni ’70, ma ci innesta sopra un’eleganza tutta french touch anni ’90, costruendo un universo sonoro che, francamente, non ricordo di aver mai sentito davvero rappresentato su questo palco.

Addirittura il brano si apre con un ululato, che ritorna anche a metà canzone. Il ritmo c’è, ma in salsa slow, quasi ipnotico, perché no, non esiste solo la cassa dritta. In Italia spesso sembra l’unica soluzione possibile, ma questo pezzo dimostra che c’è molto altro. Forse anche perché da tempo Malika vive a Berlino, e si sente: la sua musica non è mai stata anglo-americana nel senso classico, è sempre stata più europea, più continentale, più raffinata nella ricerca delle influenze. La sua evoluzione resta coerente, è un passo avanti naturale. E in un contesto dove spesso si gioca sul sicuro, il coraggio va riconosciuto. Ecco a voi una nuova Malika. Una Malika più libera e decisamente più cool. Voto 7.5

Sayf – “Tu mi piaci tanto
testo: Adam Viacava (Sayf)
musica: Luca Di Biasi, Giorgio De Lauri

Quella che porta in gara Sayf è una fotografia nitida di un momento: un brano che usa l’amore non come fine ultimo, ma come lente per raccontare situazioni, inquietudini, stati d’animo. È una canzone che parla anche dell’Italia, osservata di sbieco, con uno sguardo giovane ma tutt’altro che superficiale. Le strofe si muovono su un terreno curioso, a metà strada tra il gusto narrativo di Paolo Conte e le geometrie eccentriche di Max Gazzè, mentre il ritornello sembra sospeso in un limbo più contemporaneo, tra il linguaggio crudo di Ghali e quello più provocatorio di Rosa Chemical.

Reference a parte, ciò che colpisce davvero è la coerenza del mondo musicale che Sayf mette in scena: definirlo semplicemente rapper sarebbe riduttivo. C’è scrittura, c’è visione, c’è un’identità che va oltre le etichette. E poi c’è quel ritornello: uno dei più martellanti e immediati di questa edizione, di quelli che ti restano addosso già dal primo ascolto. Ci sarà tempo per analizzare e metabolizzare le strofe, cariche di concetti più profondi. Al primo ascolto arriva decisamente l’inciso. Voto 6.5

Patty Pravo – “Opera
Testo e musica: Giovanni Caccamo

Canzone nata da un sogno, come avrà ripetuto già almeno un centinaio di volte la stessa Patty Pravo. Il messaggio è chiaro e universale: siamo tutti opere d’arte. E chi meglio di lei, musa eterna e icona fuori dal tempo, può incarnare e trasmettere un’idea del genere? “Opera” è un brano orchestrale e melodico, elegante nella sua linearità, senza particolari complicazioni concettuali. Testo e musica portano entrambi la firma di Giovanni Caccamo, e forse è proprio per questo che tutto aderisce con una certa armonia magnetica: parole e note sembrano procedere a braccetto nella stessa direzione.

L’eterna Ragazza del Piper celebra così sessant’anni di carriera: semplicemente, proprio come canta lei stessa nel ritornello. Eppure resta un unico appunto: oggi non è più l’epoca delle canzoni che si limitano a essere belle da ascoltare. Serve qualcosa che resti, che si possa canticchiare il giorno dopo, che sappia incidere davvero nella memoria. Proprio per questo, l’Opera appare al primo ascolto incompiuta. Voto 6

Luchè – “Labirinto
testo: Luca Imprudente (Luchè), Davide Petrella
musica: Stefano Tognini, Davide Petrella, Rosario Castagnola

Voce roca nelle strofe, quasi parlata, a tracciare un’intimità ruvida e urbana, mentre l’inciso si apre giocando con effetti e linee melodiche più ampie. La parte rappata entra dalla seconda strofa, secondo una dinamica ormai tipica della migliore tradizione italiana contemporanea: costruzione lenta, poi esplosione controllata. Il ritornello, ripetuto e ben calibrato, funziona: resta in testa senza forzature, sostenuto da una produzione che tiene insieme tensione e accessibilità. “Labirinto” è un compromesso riuscito tra melodia e ritmo, tra anima e corpo, tra introspezione e immediatezza. Luchè debutta al Festival con un brano che punta più a smuovere qualcosa dentro che a far ballare: emotivo, notturno, coerente con il suo mondo. Voto 7

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Scritto da Simona Russo
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