Sanremo 2026, le pagelle della prima serata: i voti spietati del direttore Giuseppe Currado

Sanremo 2026, le pagelle della prima serata: i voti e i commenti in diretta del direttore Giuseppe Currado

La penna è affilata, lo schermo è acceso e l’orchestra ha iniziato a suonare. Torna l’appuntamento più atteso: i giudizi senza filtri sui 30 Campioni in gara nella notte del debutto. Chi merita la lode e chi la bocciatura?

Articolo in aggiornamento live – Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio, ore 00:43

Ci risiamo. Le luci del Teatro Ariston si accendono e, puntuale come ogni anno, scendo in campo per il nostro appuntamento fisso. Benvenuti alle pagelle di Sanremo 2026 a firma del vostro Direttore.

In questa prima, infinita maratona musicale condotta da Carlo Conti e Laura Pausini, ascolteremo per la prima volta tutti e 30 i brani in gara. Metteremo da parte i look, i gossip e le scenografie per concentrarci su quello che conta davvero: la voce, l’intonazione, il testo e l’emozione che arriva bucando lo schermo.

Chi riuscirà a farmi gridare al capolavoro e chi, invece, incapperà nella temutissima insufficienza piena? La gara è appena iniziata. (Salvate l’articolo e aggiornate la pagina al termine di ogni esibizione per leggere il mio voto in diretta!)


Le Pagelle di Giuseppe Currado (in ordine di uscita)

1. Ditonellapiaga

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Aprire il Festival non è mai facile, l’emozione gioca brutti scherzi, ma da un vulcano come lei mi aspettavo decisamente di più. Il brano non decolla, resta incastrato in un limbo, e lei sul palco è apparsa insolitamente trattenuta. Dov’è finita la carica esplosiva a cui ci aveva abituati? Un’occasione sprecata per infiammare subito l’Ariston. Rimandata.

2. Michele Bravi

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Un ritorno tanto atteso, ma l’impatto non c’è stato. Se manchi dal palco dell’Ariston da anni, l’aspettativa è altissima: devi presentarti con una grinta diversa, devi azzannare il palco e riprenderti il pubblico. Invece l’esibizione è risultata inspiegabilmente scarica, debole e priva di quel mordente emotivo che lo ha sempre contraddistinto. La voce e la classe non si discutono, ma per lasciare il segno a Sanremo serve molta, molta più carica. Un’altra occasione persa in questo avvio di serata.

3. Sayf

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Ammetto di essermi approcciato a questa esibizione con la curiosità di chi non conosceva a fondo l’artista, e devo dire che il risultato complessivo non è affatto male. Non fa gridare al capolavoro, sia chiaro, ma porta a casa una sufficienza piena e meritata. Ha tenuto il palco dell’Ariston – che fa tremare le gambe a chiunque – con discreta sicurezza, presentando un pezzo fresco che si lascia ascoltare. Un buon punto di partenza: promosso.

4. Mara Sattei

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Finalmente una vera boccata d’ossigeno in questo avvio di Festival. Mara Sattei porta sul palco dell’Ariston una classe innata e una straordinaria eleganza nel cantare. La canzone è oggettivamente molto bella, ma ha soprattutto un pregio rarissimo per i brani sanremesi: cattura e convince fin dal primissimo ascolto. Non c’è bisogno di metabolizzarla, arriva dritta al punto e vale assolutamente la pena sentirla. Una performance raffinata, solida e centrata. Promossa a pieni voti.

5. Dargen D’Amico

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Ma perché? È la domanda che continua a ronzarmi in testa alla fine di questa esibizione. Ci troviamo davanti a un brano eccessivamente ripetitivo, che gira a vuoto su se stesso senza mai esplodere. Il testo è debole, quasi inesistente, e se pure c’è un senso o un messaggio di fondo, si perde totalmente in una cantilena che stanca subito. Da un artista del suo calibro ci si aspetta il colpo di genio o la hit geniale, non una canzone che lascia solo una grande e rumorosa perplessità. Bocciato senza appello.

6. Arisa

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: La voce non si discute, è sempre bellissima, limpida e tecnicamente impeccabile. Ma il pezzo? Sembra letteralmente la colonna sonora di Frozen o di un classico film Disney. Va bene ricreare l’atmosfera da “magica favola”, ma qui si rischia prepotentemente l’effetto principessa sul ghiaccio fuori tempo massimo per un Festival moderno. La sufficienza la strappa unicamente grazie a un’esecuzione vocale perfetta che non si può ignorare, ma all’Ariston cerchiamo brani incisivi, non la sigla di un cartone animato. Salvata in calcio d’angolo.

7. Luchè

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Il titolo dice “Non ti scordare di me”, ma francamente credo sia meglio fare un’eccezione e dimenticare in fretta questa esibizione. L’approccio è stato un vero e proprio disastro tecnico: è sembrato costantemente fuori tempo, costretto a rincorrere l’orchestra per tutto il brano senza mai trovarla. Per non parlare della performance vocale, che definire precaria è un eufemismo. Il palco dell’Ariston è sacro e non perdona: non ci si può presentare e cantare così male. Una bocciatura netta e senza attenuanti.

8. Tommaso Paradiso

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: In pieno stile Tommaso Paradiso. Porta all’Ariston una melodia dolcissima e rassicurante, la sua vera comfort zone, che ti avvolge fin dalle prime note. C’è però un “ma” che gli impedisce di prendere un voto più alto: l’inciso. Da un brano con questa costruzione emotiva ci si aspetta che il ritornello esploda, si apra e ti travolga definitivamente, invece resta con il freno a mano un po’ tirato. Nel complesso è comunque una bella esibizione, godibile e ben confezionata. Promosso, ma con la sensazione che potesse spingere di più sull’acceleratore.

9. Elettra Lamborghini

  • Voto: 2

  • Il giudizio del Direttore: Una débâcle totale. Si può fare spettacolo, si può far ballare l’Ariston, ma qui mancano proprio le basi minime per stare su questo palco. Ci troviamo di fronte a una canzone completamente vuota, priva di qualsiasi contenuto, con un testo talmente frivolo da risultare quasi imbarazzante per la storia e il prestigio del Festival. Se a questo aggiungiamo un livello di canto oggettivamente bassissimo e del tutto inadeguato per un’esibizione con l’orchestra dal vivo, il risultato è un disastro su tutta la linea. Ingiustificabile.

10. Patty Pravo

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Quando scende le scale una delle regine indiscusse della musica italiana, c’è poco da aggiungere e molto da ascoltare. Torna all’Ariston e lo fa a modo suo, portando un brano semplice, senza fronzoli o inutili sovrastrutture, diretto e soprattutto vero. Esattamente come è lei. Non ha bisogno di effetti speciali o vocalizzi esasperati per riempire la scena: le basta la sua presenza magnetica, il suo carisma inarrivabile e una canzone sincera per illuminare il palco e regalarci un momento di grande classe. Promossa con assoluto rispetto.

11. Samurai Jay

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Non farà gridare al capolavoro cantautorale, ma ha tutte le carte in regola per diventare una vera e propria hit radiofonica nei prossimi mesi. Il pezzo, nel complesso, funziona, ha senso e porta a casa una sufficienza piena e meritata. La vera nota di merito, però, va alla sua attitudine: l’Ariston è un palco che divora chi non ha esperienza, ma lui si è dimostrato sorprendentemente bravo a tenerlo, gestendo la scena con la sicurezza di un veterano. Obiettivo raggiunto.

12. Raf

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Un ritorno rassicurante e convincente. Con questo bel brano, Raf riesce finalmente a cancellare il ricordo decisamente opaco della sua ultima, dimenticabile partecipazione al Festival. Non stiamo parlando del capolavoro della sua carriera, ma la canzone c’è, funziona, e l’interpretazione è quella di un professionista che sa perfettamente come muoversi su questo palco. Un bel riscatto atteso e meritato che gli vale una sufficienza piena. Bentornato.

13. J-Ax

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Spiazzante, e lo dico nel senso migliore del termine. Sfido chiunque ad aspettarsi una decisa virata country da J-Ax sul palco dell’Ariston, eppure la scommessa è vinta su tutta la linea. A dire la verità, questo inaspettato cambio di rotta mi piace, e anche molto. Dimostra intelligenza artistica, coraggio e la voglia di non restare ingabbiato nel solito personaggio rassicurante. Un pezzo godibilissimo che porta una provvidenziale ventata d’aria fresca al Festival. Gran bel colpo.

14. Fulminacci

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: C’è davvero poco da dire o da recriminare davanti a un’esibizione del genere. Questo ragazzo ha un talento cristallino e una penna invidiabile. Porta sul palco dell’Ariston un brano estremamente pulito, ben a fuoco sia nella scrittura che nell’esecuzione vocale. Non ha bisogno di urlare o di strafare per farsi notare: la sua è un’eleganza cantautorale che arriva dritta al punto. Manca forse quel guizzo clamoroso per far scattare un voto più alto, ma la sufficienza è piena, solida e del tutto inattaccabile. Bravo.

15. Levante

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Un passo falso del tutto inaspettato. Da un’artista della sua caratura letteraria e vocale pretendo il graffio, quell’intensità emotiva che ti inchioda alla poltrona. Invece, stasera sul palco dell’Ariston ha portato un’esibizione caotica, confusa e a tratti inutilmente urlata. Il brano sembra girare a vuoto senza mai trovare un vero centro, e la sua interpretazione, solitamente magnetica, è risultata forzata, quasi macchinosa. Un pasticcio musicale che non rende minimamente giustizia al suo enorme talento. Una delusione cocente, bocciata.

16. Fedez & Masini

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Una bomba vera e propria. Senza dubbio una delle sorprese più grandi e riuscite di questo avvio di Festival. La canzone è un colpo da maestro che unisce due mondi apparentemente lontanissimi, ma la vera notizia stasera è un’altra: va fatto un applauso a scena aperta a Luca Jurman. Il lavorone fatto sull’impostazione e sulla tecnica vocale di Fedez è clamoroso e i risultati, su un palco spietato come quello dell’Ariston, si sentono tutti. Con Masini formano un’accoppiata inaspettata ma vincente. Esibizione da incorniciare.

17. Ermal Meta

  • Voto: 3

  • Il giudizio del Direttore: Me lo chiedo sinceramente e con l’amaro in bocca: come fa un artista che ci ha regalato capolavori assoluti come Vietato morire e che ha trionfato meritatamente su questo palco con Non mi avete fatto niente, a presentarsi oggi con una canzone del genere? È un mistero incomprensibile. Da un cantautore della sua caratura e sensibilità pretendo il testo che ti scava dentro, il messaggio che ti lascia senza fiato. Qui, invece, ci troviamo davanti a un brano debole, opaco e incredibilmente dimenticabile, che non rende minimamente giustizia alla sua penna. Un passo indietro doloroso. Ingiustificabile.

18. Serena Brancale

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Una voce pulitissima, una tecnica ineccepibile e una canzone innegabilmente molto bella, capace di distinguersi dal piattume generale portando qualcosa di diverso dal solito all’Ariston. Fin qui, tanto di cappello e applausi meritati. Ma siamo realisti, la storia recente del Festival parla chiaro: se negli ultimi anni non sono riuscite a vincere regine assolute della vocalità come Elisa o Giorgia, pensare che possa trionfare Serena Brancale è pura utopia. Si gode la sua standing ovation e incassa un ottimo voto in pagella, ma per la vittoria finale guardiamo altrove.

19. Nayt

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Arrivati a questo punto della nottata, la stanchezza inizia a farsi sentire, ma devo ammettere che il suo pezzo è molto carino e scivola via con estremo piacere. Diciamoci la verità senza troppi giri di parole: in questa prima lunghissima serata ho sentito di peggio, molto peggio, da parte di colleghi ben più blasonati di lui. Per essere un debuttante assoluto su un palco che di solito divora i nuovi arrivati, si è dimostrato bravo, lucido e padrone della scena. Una sufficienza meritata.

20. Malika Ayane

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Con la sua inconfondibile e raffinatissima voce, Malika porta all’Ariston una canzone decisamente “easy”, leggera e senza troppe pretese di grandeur. Le atmosfere sono intime e avvolgenti, con un suono che ricorda molto da vicino quello di un elegante piano bar di lusso a notte fonda. E, a dire la verità, a quest’ora una carezza musicale del genere ci voleva proprio. Non è il pezzo della vita che ti fa saltare dalla poltrona, ma il suo timbro trasforma un brano all’apparenza semplice in un momento di pura e piacevole evasione. Promossa con classe.

21. Eddie Brock

  • Voto: 4,5

  • Il giudizio del Direttore: Che la sua presenza su questo palco così pesante fosse una scommessa azzardata era chiaro a tutti fin dal giorno dell’annuncio del cast. Tuttavia, sinceramente non mi aspettavo un tonfo di queste proporzioni. Il salto verso l’Ariston si è rivelato un passo decisamente troppo lungo, e l’esibizione ha messo in luce un’immaturità artistica che la gara spietata del Festival non può certo perdonare. Manca il carisma e manca il pezzo per reggere botta. Rimandato, senza se e senza ma.

22. Sal Da Vinci

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Quando si tratta di interpretazione pura e di far arrivare l’emozione, Sal Da Vinci sale in cattedra e si dimostra, senza troppi giri di parole, il migliore di tutti. La sua è una maestria vocale e teatrale d’altri tempi che riempie il palco dell’Ariston. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo ad un’esibizione altrimenti inattaccabile, il brano suona prepotentemente come una versione moderna e rivisitata di Se bruciasse la città. Un richiamo forse un po’ troppo marcato, ma che lui sa portare a casa con una classe indiscutibile. Applausi a scena aperta.

23. Enrico Nigiotti

  • Voto: 5

  • Il giudizio del Direttore: Un altro attesissimo ritorno che, purtroppo, lascia un profondo senso di amaro in bocca. Manca da tanto tempo da questo palco e l’aspettativa era fisiologicamente alta per un cantautore del suo calibro. Nigiotti è un grandissimo artista, su questo non ci piove e la sua storia parla per lui, ma la canzone scelta per questa rentrée sanremese non gli fa assolutamente onore. Un pezzo sbiadito, che non valorizza la sua penna solitamente graffiante e la sua inconfondibile pasta vocale. Un vero peccato, perché da lui pretendo sempre quel brivido in più che stasera è mancato del tutto. Un’occasione sprecata.

24. Tredici Pietro

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Una bellissima sorpresa a notte ormai fonda. Tredici Pietro si smarca dalle facili etichette e porta sul palco dell’Ariston una canzone oggettivamente molto bella, fresca e ben strutturata. Ma la vera rivelazione di questa esibizione è la sua performance: canta, e lo fa davvero molto bene, dimostrando una padronanza vocale e una maturità artistica che in pochi si aspettavano da lui in un contesto con l’orchestra dal vivo. Un pezzo che funziona e un’interpretazione solida. Promosso a pieni voti.

25. Bambole Di Pezza

  • Voto: 7,5

  • Il giudizio del Direttore: Un debutto sul palco dell’Ariston che lascia il segno e scuote la polvere. Per chi bazzica la scena e le segue da anni, questa non è certo una sorpresa: la loro attitudine live è rodata, si respira a pieni polmoni e fa la differenza in un contesto spesso troppo ingessato come quello di Sanremo. Hanno tirato giù un’esibizione grandiosa, carica di quell’energia viscerale che solo chi è abituato a macinare chilometri e a suonare dal vivo possiede per davvero. E a coronare una performance già di per sé eccellente, c’è il talento e il carisma di Cleo, la vera ciliegina sulla torta di questo progetto. Promosse a pieni voti.

26. Chiello

  • Voto: 4

  • Il giudizio del Direttore: Un’esibizione che lascia letteralmente interdetti. L’articolazione delle parole è talmente precaria che si fa una fatica immensa a comprendere il testo, rendendo impossibile aggrapparsi a un qualsivoglia significato o a un’emozione. Davanti a una performance del genere, confusa e vocalmente debole, la domanda sorge spontanea e inesorabile: perché Carlo Conti ha deciso di selezionare questa canzone per il cast dei Big? È un mistero francamente inspiegabile per un brano che, su questo palco, risulta del tutto inadeguato. Bocciatura totale.

27. Maria Antonietta & Colombre

  • Voto: 6

  • Il giudizio del Direttore: Non c’è nulla di tecnicamente sbagliato in questa performance, anzi: i due artisti si fondono alla perfezione, cantano e suonano oggettivamente bene, portando sul palco dell’Ariston quelle atmosfere indie misurate e sognanti che li contraddistinguono. Il problema, però, è che sembra essersi limitati a svolgere “il compitino”. Da un duo con il loro background e potenziale creativo ci si aspetta la scintilla, il rischio, quel graffio capace di bucare lo schermo e lasciare il segno. Invece scelgono la comfort zone. Portano a casa una sufficienza piena, ma l’occasione per stupire il grande pubblico del Festival è rimandata.

28. Leo Gassmann

  • Voto: 7

  • Il giudizio del Direttore: Una vera e propria certezza. Quando Leo Gassmann sale sul palco dell’Ariston, sai già che porterà a casa un’esibizione di livello, e anche questa volta la regola è confermata: non delude mai. Ha un garbo, un’educazione musicale e una presenza scenica che si sposano perfettamente con l’eleganza di Sanremo. Non ha bisogno di ricorrere a facili espedienti per farsi notare, la sua forza sta in una solidità vocale e interpretativa che cresce e matura di anno in anno. Bravo Leo, un altro centro pieno e meritatissimo.

29. Francesco Renga

  • Voto: 8

  • Il giudizio del Direttore: Il vero Francesco Renga è finalmente tornato, e l’Ariston trema di nuovo sotto la potenza della sua voce. Dopo le ultime, opache partecipazioni al Festival in cui era apparso visibilmente scarico e a tratti in evidente debito d’ossigeno, questa sera assistiamo a una clamorosa resurrezione artistica. Un’esibizione che spazza via ogni dubbio: l’estensione, il graffio e l’energia travolgente sono esattamente quelli dei tempi d’oro. Un ritorno in grande stile, potente e liberatorio, che infiamma la platea e gli fa staccare un voto altissimo. Bentornato tra i giganti.

30. LDA & Aka 7even

  • Voto: 6,5

  • Il giudizio del Direttore: Esibirsi per ultimi, a notte fonda e con un’impalcatura di stanchezza che pesa su tutto l’Ariston (e su chi vi scrive), è un’impresa titanica che stroncherebbe chiunque. Eppure, LDA e Aka7even dimostrano di avere una stoffa innegabile e un talento cristallino che emerge con forza nonostante l’orario proibitivo. Certo, per dare un giudizio definitivo e assaporare appieno tutte le sfumature del brano voglio e devo risentirli a un’ora più umana, ma le premesse per fare un ottimo percorso ci sono tutte. Una sufficienza abbondante e strameritata per la tenuta sul palco, l’attitudine e le enormi potenzialità. Il Festival ha trovato due nuove, solide certezze.

Autore

  • Giuseppe Currado

    E' un imprenditore e speaker radiofonico con anni di esperienza maturata in diversi settori, specializzandosi in particolare nell’ambito editoriale e nella sicurezza sul lavoro. Fondatore e proprietario di noti portali come MondoTV24, Spazio Wrestling, Recensiamo Musica, ha saputo distinguersi per la sua visione imprenditoriale innovativa. Grande appassionato del Festival di Sanremo, ha partecipato per anni alla manifestazione nella Sala Stampa Lucio Dalla, prendendo parte alle votazioni ufficiali delle canzoni in gara.

Scritto da Giuseppe Currado