Giletti furioso a “Lo Stato delle Cose”: “Ranucci, che delusione”. Spuntano le chat sulla lobby gay e Boccia
Guerra civile in Rai, Massimo Giletti asfalta Ranucci in diretta: “Mi hai deluso profondamente”. Svelate le chat sulla “lobby gay”
Apertura di puntata shock per “Lo Stato delle Cose”. Questa sera si parla anche del caso Giletti contro Ranucci. Il conduttore mostra i messaggi privati tra Sigfrido Ranucci e Maria Rosaria Boccia. Accuse pesanti: “Mi definisci parte di un giro pericoloso? Io ho sempre combattuto il potere”.
Non è un semplice botta e risposta tra colleghi, è un terremoto che spacca la Rai in due. Massimo Giletti ha aperto la puntata di questa sera de Lo Stato delle Cose (lunedì 9 febbraio 2026) con un monologo durissimo, visibilmente amareggiato e furioso, rivolto direttamente al volto simbolo di Report, Sigfrido Ranucci.
Al centro dello scontro ci sono le chat, anticipate da Tommaso Cerno su Il Giornale e ora di dominio pubblico, scambiate tra Ranucci e Maria Rosaria Boccia (l’imprenditrice appena rinviata a giudizio per il caso Sangiuliano). Messaggi che gettano ombre inquietanti sui rapporti tra giornalisti e che tirano in ballo proprio Giletti.
Le Chat della discordia: “Giro gay e pericoloso”
Giletti non ha usato mezzi termini e ha letto in diretta i passaggi incriminati della conversazione tra Ranucci e la Boccia. Il conduttore di Report, commentando la presenza di Tommaso Cerno a L’Aria che Tira, scriveva:
“Quello è un altro del giro. Amico di Marco Mancini, giro gay. Pericolosissimo”.
Alla replica della Boccia (“Come Signorini”), Ranucci confermava con un secco “Sì”. Ma il passaggio che ha fatto infuriare l’ex conduttore di Non è l’Arena arriva dopo. Quando la Boccia cita un misterioso “Signor B”, Ranucci aggiunge alla lista:
“E Giletti”.
La furia di Giletti: “Libertà d’informazione non è gossip”
Massimo Giletti, guardando dritto in camera con lo sguardo di chi si sente tradito da un amico e collega, ha lanciato un atto d’accusa pesantissimo:
“Sono perplesso perché in fondo noi siamo giornalisti della stessa azienda. Finire a parlare di questa roba è veramente triste. Proprio perché so chi sei, Sigfrido, faccio fatica a non essere deluso da te“.
Giletti ha poi smontato la difesa della “libertà di stampa” invocata spesso dai colleghi d’inchiesta:
“La libertà di informazione non è un venticello, non è una battuta, non è un gossip. È coraggio, è andare contro i palazzi anche se te la fanno pagare. E tu lo sai caro Sigfrido. Ecco perché faccio fatica a pensare che tu mi abbia mandato un messaggio dicendomi che non era vero nulla”.
“Non mi offendo per gay, ma la lobby no”
Il passaggio più politico e duro del monologo riguarda l’accusa di appartenere a una “lobby” o a un “giro”:
“Permettimi che per me è una delusione umana profonda. Non me ne frega niente del gay, dell’omosessuale: nel 2026 c’è ancora qualcuno che pensa che uno si offenda per questo? Ma la lobby no. Perché lobby vuol dire potere e io l’ho sempre contrastato, sempre“.
Giletti chiude così, rivendicando la sua indipendenza e rispedendo al mittente l’accusa di far parte di “giri strani” o di potere (il riferimento a Marco Mancini dei servizi segreti è pesante). Ora la palla passa a Ranucci: risponderà a tono o cercherà di spegnere l’incendio che sta bruciando i corridoi di Viale Mazzini?