Andrea Iannone parla della squalifica: “È dura accettare una punizione che so di non meritarmi”

Andrea Iannone parla della squalifica: “È dura accettare una punizione che so di non meritarmi”

20 Novembre 2020 1 Di Lorenzo Porcini

Andrea Iannone fatica ad accettare la squalifica di quattro anni che la Wada gli ha infitto a causa dell’accusa di doping.

L’ex pilota del team Aprila durante un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha parlato del suo stato d’animo, confermando la sua innocenza. 

Ricordiamo che era stato squalificato dopo alcuni controlli nei quali era stata trovata una traccia di drostanolone.

Iannone ha sempre dichiarato che tale sostanza fosse stata ingerita durante una cena tra la Malesia e Singapore. Tale teoria era stata confermata anche da contro analisi che riconoscevano l’attenuante contaminazione alimentare.

 

È dura accettare una punizione che so di non meritarmi – spiega –  All’inizio non riuscivo a dormire: incubi, telefonate alle 4 di notte con l’avvocato. Mi sono allenato, continuo a farlo, anche se non posso esprimermi. Mai stato in forma come adesso mentre mi domando: perché tutto questo? Perché ho mangiato un pezzo di carne al ristorante?.

Ci sarebbe ancora una speranza ma Iannone non è così convinto che ne valga la pena.

Potrei rivolgermi al Tribunale Civile svizzero ma è un procedimento costoso e forse inutile anche perché sento il bisogno di disintossicarmi da tutto questo. Ho speso centinaia di migliaia di euro. Per niente. Quale governo, quale ristorante può ammettere pubblicamente di trattare carne avariata? E poi in quei giorni mangiai carne anche in pista, utilizzando il catering del circuito. Sono diventato esperto come un chimico, ho capito, per esempio, che spesso vengono introdotte negli alimenti sostanze depistanti per mascherarne altre. Non solo. La sentenza, punto 158, dice che anche esponendo elementi più concreti, nulla sarebbe cambiato. Nemmeno l’esame del capello, negativo e ben più rilevante, è stato preso in considerazione.

E quando gli si chiede come mai ci sia stato questo accanimento, con il Tas che ha accorso l’appello della Wada dopo che la pena, dalla Federazione Internazionale, era stata ridotta a 18 mesi.

La Federazione ha ammesso che una contaminazione alimentare è possibile. L’appello Wada è scattato subito e ci ha costretti a fare altrettanto. Mi vengono in mente due cose. La prima: questa vicenda appare intimidatoria nei confronti della Federmoto e della Dorna, l’ente che gestisce il Motomondiale. La seconda: per Wada perdere l’appello avrebbe significato modificare i protocolli e le procedure antidoping, un costo esorbitante.

 

 

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