Durante la sua prima “intervista ritratto” a Verissimo con Silvia Toffanin, Milo Infante si è raccontato a 360 gradi, affrontando per la prima volta aspetti intimi della sua vita privata, i dolori familiari e i retroscena della sua lunga carriera giornalistica.

L’emozione e l’accoglienza a Mediaset
Infante ha iniziato l’intervista a Verissimo visibilmente emozionato, sottolineando il grande calore ricevuto negli studi del programma:
“Quando sono arrivato qui nessuno doveva saperlo. Ancora prima di iniziare, una persona che sta di guardia mi ha detto ‘benvenuto’. Poi mi sono sentito accolto da tutti e benvoluto come non era mai successo prima. Non ero abituato a tutto questo.”
Il dramma delle minacce di morte al figlio Daniele
Uno dei momenti più toccanti e tesi dell’intervista ha riguardato la sicurezza della sua famiglia. Il giornalista ha ripercorso i momenti di terrore legati al suo lavoro di cronaca nera:
Ha raccontato di aver ricevuto gravi minacce di morte indirizzate a suo figlio Daniele.
- I messaggi intimidatori erano arrivati via social direttamente al profilo della moglie, Sara Venturi (ex Miss Padania). Infante ha spiegato la difficoltà e l’angoscia di dover gestire la paura per i propri cari a causa delle inchieste scomode trattate in TV.

Il doloroso ricordo del padre
Spazio anche ai sentimenti più intimi e privati, con il giornalista che si è commosso ricordando la figura paterna:
- Ha ripercorso davanti alle telecamere l’ultimo ricordo insieme a suo padre, condividendo con il pubblico la nostalgia e l’eredità emotiva e professionale che l’uomo gli ha lasciato.

Le polemiche professionali e gli scontri
Infante non si è sottratto dal fare chiarezza sulla sua carriera e sui difficili rapporti umani e legali nati dietro le quinte del piccolo schermo:
Ha accennato ai forti scontri legali e alle querele con la criminologa Roberta Bruzzone, la quale lo aveva duramente criticato (insieme ad alcuni ospiti dei suoi programmi) invitandoli a leggere i verbali prima di parlare. Infante ha replicato con fermezza in studio: «Lo facciamo anche noi lo sforzo di leggerli».
Ha ripercorso la transizione lavorativa, non priva di amarezze e tensioni, che lo ha portato ad allontanarsi dalla Rai per approdare definitivamente alla prima serata e al daytime di Mediaset.
Milo e la sua roccia: Sara
Il rapporto tra Milo Infante e sua moglie, Sara Venturi, è solido e dura da oltre vent’anni. Sposati dal 2006, i due hanno sempre scelto di mantenere la loro storia lontana dai riflettori del mondo dello spettacolo.
Il giornalista l’ha descritta in passato come la vera “chioccia” e colonna portante della casa. Ha ironizzato sulla gestione dei momenti di tensione quotidiani spiegando: “Sara è la roccia su cui s’infrange l’onda. Sa che mi arrabbio per dieci secondi, ma poi passa”

La complicità e la forza della coppia sono state messe a dura prova proprio dalle inchieste di cronaca nera di Milo. Le gravi minacce di morte rivolte al figlio Daniele (nato nel 2008) sono arrivate via social proprio attraverso i profili privati di Sara. Insieme hanno dovuto fare scudo attorno al ragazzo per proteggerlo dall’odio derivato dal lavoro del conduttore.
“Mi fa paura chi soffre”
Durante l’intervista a Verissimo, Milo Infante ha dedicato parole di profonda stima e vicinanza a Piera Maggio, ripercorrendo la lunga battaglia intrapresa per la scomparsa della piccola Denise Pipitone.
Il conduttore, da sempre in prima linea sul caso fin dai tempi di Ore 14 e oggi con il suo nuovo programma Verità Nascoste su Rete 4, ha affrontato i seguenti punti chiave relativi alla vicenda.
Infante ha elogiato il coraggio incrollabile di Piera Maggio e Pietro Pulizzi. Ha spiegato che la loro forza è per lui un costante esempio di dignità, ribadendo la promessa di non spegnere mai i riflettori sulla ricerca di Denise, soprattutto in un momento in cui le indagini ufficiali hanno subìto battute d’arresto.
Il giornalista ha accennato anche alle conseguenze del suo forte impegno sul caso, che in passato lo ha visto subire procedimenti giudiziari per diffamazione proprio a causa delle critiche mosse alle vecchie indagini sulla sparizione. In quelle circostanze, Piera Maggio gli aveva pubblicamente espresso la sua totale vicinanza e solidarietà.
Le parole di Milo Infante a Verissimo sul caso di Denise Pipitone non rappresentano semplicemente il riassunto di un impegno professionale, ma ridefiniscono il ruolo stesso del giornalismo d’inchiesta moderno. Davanti a Silvia Toffanin, il conduttore ha spogliato la cronaca nera da qualsiasi tentazione di sciacallaggio o sensazionalismo, restituendole la sua funzione più nobile: quella di essere scudo e amplificatore per chi, da oltre vent’anni, chiede solo giustizia.
La profonda stima espressa nei confronti di Piera Maggio non è la solita attestazione di solidarietà televisiva, ma il sigillo di un’alleanza umana nata nel fango delle aule di tribunale e cementata dal coraggio di non arrendersi, nemmeno di fronte ai silenzi istituzionali e alle querele.
In un panorama mediatico che spesso consuma le tragedie alla velocità di un palinsesto, Infante ha ribadito con fermezza che la ricerca di Denise rimane una ferita aperta e collettiva. Il suo racconto a Verissimo lascia così un messaggio chiaro e potente: la televisione può e deve farsi carico della memoria, trasformando il dolore in una promessa solenne. Spegnere i riflettori su Mazara del Vallo significherebbe arrendersi all’ingiustizia; mantenerli accesi, invece, è il solo modo per continuare a cercare la verità, per quanto nascosta o scomoda essa possa essere.

